10
Feb

CARI AFRICANI....

Foto di Luca Brentari

 

Oggi non parlerò bene dell’Africa. Chi mi legge da un pò sa del mio rispetto verso questo continente e la sua gente, sa delle mie battaglie contro il capitalismo ed il colonialismo, sa delle mie critiche quotidiane al razzismo. Ho contemplato a lungo se scrivere o meno questo articolo, ma è proprio in virtù di questo rispetto che mi permetto oggi di criticarvi, cari africani, perchè credo che l'unica via per uscire dal pantano sia quella di fare una piccola auto-critica ed analizzare le vostre contraddizioni.

 

LE ASPETTATIVEUna delle principali critiche che attribuisco agli abitanti dell'Africa nera è la tendenza a scaricare su altri la responsabilità dei propri guai: le colpe degli altri ci sono e ci arrivo dopo. Quello che io critico è un atteggiamento che finisce per incoraggiare una mentalità assistenzialista e l'aspettativa che i problemi debbano essere risolti da altri, quasi sempre staccando generosi assegni. Parlando di Africa si pensa subito al bambino coperto di mosche, alla guerra, alla malattia, ma io dico che questa non può più essere la rappresentazione di un continente che invece ha ben altro da mostrare.

Come disse l'ex Presidente Obama in un famoso discorso “E' facile addossare ad altri la colpa di tutti i problemi, ma l'Occidente non è responsabile della distruzione dell'economia dello Zimbabwe nell'ultimo decennio, o delle guerre in cui vengono arruolati bambini tra i combattenti. Il futuro dell'Africa spetta agli africani”.

 

I BAMBINIUna delle contraddizioni che a me salta all'occhio riguarda proprio i bambini (alcuni bambini). Parlo di quelli impiegati nei conflitti armati in Sierra Leone, Angola, Liberia, Sudan. O di quelli affidati molto piccoli dalle famiglie di origine all'educazione dei Marabutti e che spesso vengono mandati a chiedere l'elemosina, subendo severe punizioni in caso di rifiuto o addirittura ricorrendo a sacrifici umani che vedono proprio nei bimbi le vittime preferite. Poi leggo di altri bambini di 6-8 anni costretti a lavorare nelle miniere del Congo. Mentre noi qua in Occidente ci commuoviamo, spediamo soldi, critichiamo le multinazionali....i genitori dove stanno? Stiamo parlando di 40.000 bambini! Intanto mente ciò avviene sotto agli occhi di tutti, nelle città del continente nero i giovani africani sfoggiano con fierezza beni di lusso tra i quali i costosi telefonini i cui elementi vengono estratti dagli stessi bimbi sfruttati di cui sopra. Nel cuore dell’Africa spopolano pubblicità di quegli stessi marchi che in Occidente subiscono campagne di boicottaggio, tentando di tutelare i diritti anche di quegli stessi africani che bramano quei prodotti. Se c'è ancora chi muore di stenti c'è anche chi beve solo Coca Cola, compra Nestlè e non riesce a cucinare un piatto senza il dado Maggi, tutti marchi che non hanno fatto dell'etica il proprio biglietto da visita.

 

LE DONNE. Parlando di contraddizioni non posso non affrontare il ruolo della donna nella zona sub-sahariana. Qualcuno avrà da obiettare che in molti paesi le donne sono emancipate, siedono al governo eccetera eccetera, ma non posso non considerare quante sono vittime di superstizioni, o quante non si fanno scrupolo nel sottoporre piccole innocenti alla triste pratica della mutilazione genitale. Non posso non vedere tutte quelle donne curatissime, truccatissime, fasciatissime dentro ai loro abiti appariscenti pur di conquistare un uomo possibilmente con i soldi, cercando unicamente nel matrimonio la propria realizzazione invece che proseguire negli studi. Donne disposte a dividere il proprio uomo con altre pur di accontentare la parte maschilista della società o a delegare questa scelta a qualcuno della famiglia. Non posso non pensare a quante siano disposte ad accettare per anni di essere 'mantenute' da mariti perennemente assenti in quanto all'estero, spesso accasati con l'odiata occidentale. Non vorrei vedere una società che va sostituendo le Fontine con le Mbarane.

 

GLI IMMIGRATI. Poi c'è l'escalation di utopie contraddittorie vissuta dai migranti. Mi rivolgo non ai rifugiati che fuggono dalle guerre ma a chi parte volontariamente in cerca di condizioni migliori dall'Africa sub-sahariana, lasciandosi alle spalle una situazione che non sempre è peggio di quella che trovano qui, soprattutto in termini di dignità. Qui, nonostante tutte le contraddizioni di un sistema di accoglienza fallimentare, sanno che ci sarà chi li ospita, chi gli fornirà aiuto, insomma sanno che prima o poi troveranno qualcuno che molto probabilmente farà le cose al posto loro. Ma ci sono le tradizioni da tutelare, la dipendenza da una società di tipo patriarcale, quando a volte queste tradizioni servono solo ad aspettare ancora passivamente l’aiuto del familiare spedito all’estero. Il malcapitato difficilmente riuscirà ad emanciparsi in Occidente, costretto a vivere in povertà per mantenere interi nuclei famigliari composti da mogli, zii, cugini e parenti assortiti, disposti ad usare qualunque scusa pur di farsi inviare soldi. Noi che viviamo qui e che sappiamo cosa sono costretti a subire certi immigrati in Europa, non possiamo capire come nel loro paese siano visti come dei salvatori, ricchi e affermati. Colpa delle bugie di quegli immigrati che rientrando sporadicamente al paese natio ostentano ricchezze inesistenti evitando di raccontare la verità. Prova ne è che al loro rientro in Europa comincia tutta una trafila di richieste di prestiti ad amici e conoscenti semplicemente per riuscire a sopravvivere. Miei cari africani, siete sicuri che non ci sia un'altra via? E' dunque questo l'unico modo che ha l'Africa per uscire dal suo isolamento? Salpare da un porto conosciuto per raggiungere un altrove ignoto, raccoglierne le briciole per poi rientrare trionfanti a raccontare la favola del successo? Consumare una vita in una routine vivendo una vita che a volte non è altro che un sonno senza sogni? Le mie domande sono anche le vostre? Ditemi, sono davvero così scontate le vostre scelte?

 

GLI AIUTI UMANITARI. All'africano viene inculcata fin dalla nascita quella cosa che si chiama 'chiedere aiuto a qualcuno'? E se si, da dove nasce questa esigenza? La deduzione più semplice è che forse sia stato il colonialismo ad abituarlo così. A ricevere aiuti.

E' il caso delle Ong e associazioni il cui scopo sarebbe quello di aiutare, sopperire laddove l'africano non arriva, anche se in realtà ci arriverebbe molto bene, e allora fa solo danni. Egli si abitua a ricevere qualcosa senza alcuno sforzo, quando gli basterebbe lavorare la propria terra per avere gran parte di ciò che gli serve per sopravvivere, di certo non morirebbe di fame. Davvero qualcuno crede che l'africano non sia in grado di provvedere al proprio sostentamento? Non dimentichiamoci che l’Africa è sempre stata alimentarmente autosufficiente!

Non posso fare a meno di chiedermi: è il nostro aiuto quello di cui queste persone hanno davvero bisogno, non li stiamo danneggiando? Da oltre 60 anni le organizzazioni umanitarie costruiscono scuole, scuole dove alcuni pretendono di dare lezione di moralità o inculcare una religione diversa, educare. Ma a cosa si dovrà mai educare un popolo che era istruito prima ancora del nostro bene amato Occidente, un popolo che ha visto la nascita dei più grandi imperi della storia?

Insomma, e' mai possibile che nonostante tutti i soldi inviati la situazione rimanga sempre immutata? Questi aiuti non hanno fatto che strangolare ulteriormente l'Africa, come mai il benessere non cresce, deve per forza esserci qualcosa che non va!

L'assistenzialismo rischia di diventare una malattia cronica usata come richiamo di marketing per attrarre ancora più soldi di donazioni esterne, donazioni che chissà se arrivano. Negli anni '80 l'Africa sub-sahariana ricevette 83 miliardi di dollari e la qualità della vita ebbe un calo dell' 1,2%. La verità è che le donazioni hanno reso i paesi africani sempre più dipendenti dagli aiuti esterni. Gli africani devono essere lasciati liberi di usare la loro capacità di risolvere i problemi da soli. Sanno benissimo pensare con la propria testa, forse sarebbe ora di smetterla con questa politica di donazioni. L'invio di tonnellate di alimenti influisce negativamente sui produttori locali. Essi cessano la produzione anche di quel poco che hanno perché sono incapaci di competere con gli alimenti distribuiti gratuitamente alla popolazione. L'esempio della crescita miracolosa del Burkina Faso per opera del Presidente Sankara e del Congo con il Presidente Lumumba ne sono esempi lampanti.

 

I GOVERNANTI. Nel continente si da troppo potere a certi governanti dando il via libera alla corruzione. Senza le donazioni sarebbe più facile liberarsi dei dittatori. Gli aiuti monetari vengono sempre accompagnati da una politica equivoca perché spesso i governi usano il denaro per la guerra e la conquista di voti. Se un dittatore ha l'appoggio finanziario garantito, difficilmente si impunterà per i diritti del suo popolo. L’Africa ha infinite risorse ma è carente di tecnologie. È necessaria un'alleanza tra l’Africa e il resto del mondo perché avere le risorse senza la tecnologia è inutile.

L’Africa stava molto meglio quando si aiutava da sola. Anni fa durante un G7, i paesi più poveri del mondo si alzarono gridando: "Per favore, non aiutateci più!". Non furono ascoltati.

 

LE RELIGIONI. Nell'antica Africa si che la donna contava, aveva ruoli importanti ed era regina, è dunque da imputare all'avvento delle religioni il suo progressivo declino nella scala sociale? L’influenza del Cristianesimo e dell’Islam non hanno portato altro che danni ad un popolo che nasce animista, con quella magnifica visione armoniosa ed equilibrata del rapporto tra natura ed esseri umani ed il loro inserimento pacifico nell'ambiente.

Il concetto del 'vivere da africani' espresso dal compianto Sankara alludeva al rispetto dell'ambiente, alla forza fisica, morale, intellettuale della gente, ma anche alle ricchezze immagazzinate nelle viscere della terra che purtroppo sono la causa del suo disastro a causa della bramosia di altri esseri umani.

 

L'OCCIDENTE. Credo che l'Africa abbia più bisogno di pace che di altri miliardi che finiscono nelle tasche sbagliate. Ecco, l'unica cosa di concreto che può fare l'Occidente – che DEVE fare - è quella di ri-portare la pace, quella pace che l'Africa aveva tra le mani prima che altri se la portassero via, il resto secondo me sono solo chiacchiere ed interessi mal distribuiti. Il brutale colonialismo economico, col suo bisogno di conquistare mercati, è riuscito solo ad impoverire e a stravolgere gli usi, i costumi e le istituzioni degli indigeni, costringendo le popolazioni africane ad abbandonare le economie di autoproduzione e di autoconsumo su cui avevano vissuto e prosperato per secoli.

 

LE SFIDE DELL'AFRICA. L’Africa deve smettere di aspettare, è il momento che questo continente pensi al futuro e ritorni agli antichi splendori. Pare che un castello di paure abbia fatto in modo che l'africano debba pensare ad altro, tutto fuorchè al fatto che sta dormendo.

Migliorerà davvero solo quando sarà capace di sviluppare, dal proprio interno, una nuova cultura civile, una nuova identità e quando saprà dotarsi di nuovi leader carismatici e non asserviti all'Occidente. Liberarsi da quell'inerzia e dalla mentalità ripiegata su se stessa, impregnata di fatalismo che a mio parere sono uno dei peggiori mali dell'Africa: aspettare che qualcosa succeda.

Sarà uno sforzo sovrumano, ne sono cosciente, facile per me parlare. Ma ribadisco che l’Africa secondo me non ha più bisogno del nostro aiuto perché lo sta pagando troppo caro, attraverso una nuova e più subdola forma di colonizzazione, senza catene, fatta a suon di slogan fasulli e neon luminosi. E soprattutto l'Africa dovrà prima o poi fare i conti con le enormi contraddizioni interne al suo modo di vivere per ritrovare la sua vera identità.

La mia potrebbe apparire come una critica insensata, ma sono la passione e la ragione che dentro di me si sono unite per sostenere sempre e comunque l’Africa che mi spingono a parlare. E' il pressante desiderio di trovare una soluzione alternativa, dato che finora niente appare mutato in meglio. Sono le intromissioni esterne unite alla contraddizioni interne che hanno rovinato l'Africa tutta, impedendole di andare avanti da sola, pur essendone capacissima! Credo che un continente tanto meraviglioso che fece della saggezza il suo punto di forza non abbia bisogno di imitarci, di rincorrerci, di consumare senza riflettere, di aspettare i nostri aiuti, ma solo di crescere, di ribellarsi quando ce n’è bisogno, di fare un grosso sforzo per ritrovare i valori pre-colonialistici, di affrancarsi dalle morse della religione e da tradizioni che rimettono nelle mani di una singola persona il destino di un'intera famiglia, anche laddove questa abbia lasciato il paese nativo.

 

Liberarsi dal giogo di cinque secoli di storia, aprendo la strada alla libertà di pensiero e di azione, per trovare un nuovo modello di sviluppo lasciando da parte la fatalità richiede sacrificio, ma la saggezza africana, sorgente inestinguibile di insegnamenti, non ha davvero eguali nel mondo. E' solo la paura di perdere qualcosa, fossero pure le sbarre di una prigione, che fa restare in gabbia l'essere umano.

(Agatha Orrico)

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