Settembre 2018 – E’ ufficiale: non sopporto l’alcol.
Invitata in questo locale a bere un drink “Allora Aghi che bevi? Ti va del vino?”. Vino no, fa tanto trattoria…
“Tequila”.Di sicuro metterà allegria ma poi finirei per mettermi a ballare, anzi, per agitarmi come una casalinga caraibica in preda alle convulsioni.
“Negroni”. Ah quello mai! Una volta l’ho bevuto e ho cominciato a cantare, una figura di merda che nemmeno la Pausini a San Siro…lasciamo stare.
“Gin?” Ma va, è un clichè per ubriaconi!
“Vodka?” E ddaiiii…mica sono uno scaricatore russo che vuole fare il figo in vacanza a Milano Marittima!
“Un Cocktail?” Ma di tutti quei cubetti di ghiaccio, che tu continui a bere e la quantità nel bicchiere invece di diminuire sale, ne vogliamo parlare? E poi, quando finalmente l’hai bevuto tutto il locale è vuoto e ti sei beccata anche la colite. Nein.
“Una birra?” ENNE- O. La birra è da sfigate, da maschi un po’ finto rockettari che collezionano cimeli di Vasco e Iron Maiden, da tipi con la pancetta che sguscia fuori dalla cintura mentre si aggiustano i pantaloni.
E poi nomina lui, il re di tutti: “whiskey”. Sto per accettare, quando mi dico che ci sarà un valido motivo se è considerato il drink per eccellenza dell’uomo vissuto. E io non sono un vissuto e soprattutto non sono un uomo.
“Dai so io cosa ci vuole, ci facciamo uno Champagnino, un prosecchino, così brindiamo”…mah…lo champagne a me ricorda il varo di una nave. E poi tutti quegli -ini mi riportano alle nozze di platino di mia zia, a quegli interminabili pranzi-cene dove l’aspetto più mondano era mio cugino che faceva il karaoke imitando Madonna.
Strizzandomi l’occhio “Assenzio?” Eh???!! Ma per davvero?? Per me se ne bevi un sorso ti appare l’immagine di Mickey Rourke in mutande direttamente da nove settimane e mezzo che ti ingozza di panna montata…per carità.

E mentre mi si incrociano gli occhi e sto per perdere le staffe il mio sguardo cade su una valchiria bionda, tacco dodici e capelli lucidissimi, vestita come Rihanna agli MTV music awards, che sfreccia spavalda reggendo tra le unghie laccate questo bicchiere contenente una miscela ambrata, con sensuali sfumature bluette e ciliegine rosse che ondeggiano in sincrono sulla superficie. Non so che accidenti sia ma LO VOGLIO. Allora per darmi un tono urlo al cameriere: quello lì, me ne porti subito uno!
Ok, ora posso rilassarmi e far finta di essere la regina della movida bresciana, e speriamo di arrivare a domani, anche perchè sono le 6 del pomeriggio.

E difatti, sempre imitando la valchiria, ne bevo 3, come se non esistesse un domani….il problema sta tutto nel fatto che il domani esiste, e che prima o poi arriverà.

Oh-mio-dio.

Il giorno dopo vorresti strozzarti con le tue stesse mani, soffocarti con un cuscino in lattice, farti un cappio col lenzuolo, scavare una buca e sotterrartici dentro, cadere da una scala e prendere un colpo secco e altre fesserie del genere e amen.
Allora, cos’era? Ah già, succo di frutta, aspirina (è così che fanno nei film). Peccato non avere del succo di frutta in casa, va beh dai mangio un dattero secco che se lo mangiano i beduini nel deserto ci sarà un motivo! Aspirina ovviamente scaduta (comprata quando mio figlio si è ammalato in terza elementare). Vicks medinight andrà bene lo stesso? Nel dubbio meglio lasciar perdere. Esco a prendere una boccata d’aria che dovrebbe farmi bene. Un sole che nemmeno a luglio…mal di testa aumentato. Torno indietro. Che cretina, ecco cosa ci vuole, un buon caffè, very very very strong. E che cavolo, finito pure quello, ah già che io bevo solo the, andrà bene quello solubile per cappuccino? Che ansia. Prima che mi riduca anche a parlare con qualche oggetto inanimato meglio che torni a stendermi un po’.Dai che tra poco andrà molto meglio.

E proprio quando sai di aver toccato il fondo e l’unica consolazione è che tanto non può esserci niente di peggio….tril tril…messanger….e lì ho la consapevolezza che le punizioni divine esistono: la foto della serata.
Eccola lì: la versione di me (me??!! ma quella non sono io!!) visibilmente alterata con i capelli arruffati, un misto tra lady Gaga e una trans a fine serata.
Ecco, ben mi sta!
Così imparo a imitare le valchirie.
(di Agatha Orrico)

 

 

This Post Has Been Viewed 12 Times


Agatha

Giornalista free-lance Web Journalism Editor e Correttore bozze Collaborazione con rivista letteraria Storie - Roma Recensione dischi e Live per Magazine Shiver Un Fachiro al Cinema Magazine critica cinematografica Articoli viaggio per casa editrice Viaggi Milano

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.