Nella lingua madre bevi con il latte dei nostri primi giorni
sorelle mie, prenderò in prestito una lingua
per mostrarvi la nostra terra
il nostro grande continente
da un’estremità all’altra…

(da “Alle donne della mia terra”)

Alda do Espirito Santo è stata una grande donna e dopo aver letto il mio articolo sono certa che mi darete ragione. Se è stato arduo per gli scrittori africani farsi strada in un mondo di bianchi e conquistare un posto d’onore nel panorama mondiale letterario, ancor più faticoso deve essere stato il percorso femminile verso la conquista della notorietà. Vuoi anche per problemi linguistici, la scalata al successo dei discendenti delle ex colonie portoghesi è stata una via costantemente in salita. Questo spiega almeno in parte perché, per scrivere questo articolo e reperire informazioni su Alda do Espirito Santo, io abbia dovuto fare un corso accellerato di portoghese. Eppure a questa meravigliosa attivista, soprannominata dai suoi connazionali “la madre della nazione”, dovrebbe spettare più di un riconoscimento a livello internazionale.

La storia di Alda, conosciuta anche come Alda Graça, ha il suo inizio nel 1926 nell’isola di São Tomè, dove nasce da una famiglia benestante del luogo. Poco più che maggiorenne si trasferisce con i genitori a Lisbona per frequentare l’università e contemporaneamente si iscrive ad un collettivo dove gli studenti africani, tra confronti di politica e letteratura, ricevono un indottrinamento anti-coloniale e marxista. La casa paterna al numero 37 della via Actor Valle diventa presto crocevia di studenti ed intellettuali.

In quegli anni pubblica alcuni articoli per la casa dello studente che verranno decantati dai suoi compagni come “decisamente femministi”. Mario de Andrade nella sua raccolta di poesie di scrittori neri africani include anche due poesie dell’amica poetessa.

Sono anni di fermento, nei quali la giovane conosce e frequenta i leader del movimento di resistenza africano contro il colonialismo portoghese, come Amilcar Cabral e Agostinho Neto.

Nel 1964 la casa dello studente viene chiusa dalla polizia portoghese, ed è allora che Alda decide di rientrare a São Tomè. Ma ci torna completamente cambiata, infervorata da un ardente spirito nazionalista che preme col concretizzarsi dell’indipendenza del suo paese.

Seguendo le orme della madre si fa assumere come insegnante ed entra nel Movimento per la liberazione di São Tomé e Principe, militanza che le costa un anno di prigione. Ma è durante i tumulti che stanno per infiammare la piccola isola che la scrittrice darà il suo contributo più alto.

A quel tempo i coloni reperivano dal continente la manodopera da mandare nelle piantagioni di cacao, offrendo lavori a contratto. Il nuovo Governatore, Carlos de Sousa Gorgulho, vuole che invece siano i membri della popolazione creola di São Tomè e Principe a lavorare nei campi per far fronte alla domanda di lavoro. Ma la popolazione creola, formata da discendenti di schiavi ormai liberati, rifiuta quello che considera un lavoro da schiavi.

Per protesta la comunità creola si unisce e mette in atto una dura ribellione, durante la quale un ufficiale viene ucciso con un machete. E’ la scintilla che fa reagire il governo, che dà ordine di sopprimere la rivolta con qualunque mezzo. Contro i rivoltosi, si uniscono alla polizia i lavoratori a contratto prelevati dal continente, impauriti di perdere i loro posti di lavoro.

I rivoltosi vengono torturati, alcuni bruciati vivi, altri ammassati in celle talmente anguste fino al sopraggiungere della morte, taluni riportati in campi di lavoro forzato, altri ancora uccisi. Più di mille morti accertati, i più dispersi. La rivolta segna una delle pagine più sanguinose contro i civili nella storia del moderno colonialismo portoghese.

Il massacro dà il via definitivo al movimento indipendentista di São Tomé e Principe, che porterà all’agognata indipendenza nel 1975.

Alda raccoglie testimonianze, dando voce ai sopravvissuti e sviluppando poemi a cavallo tra la protesta contro l’ingiustizia e la speranza di rivalsa (“dimentica tutti quegli anni di torture e inonda il mondo di luce, di pace e di amore, nell’ora fatale della resa dei conti). Il giorno dell’assassinio dell’amico Cabral scrive una poesia in suo onore dal titolo “Requiem para Amílcar Cabral”.

Dal 1975 in poi Alda è Ministro della Cultura e dell’Istruzione nonché prima donna a diventare Presidente dell’Assemblea Nazionale, autrice dell’inno nazionale “Independencia total”.

Alda do Espírito Santo muore in Angola nel 2010. Lo stesso giorno il governo di São Tomé e Príncipe dichiara cinque giorni di lutto nazionale.

(di Agatha Orrico)

Pubblicato su “Storie d’Africa”

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Agatha

Giornalista free-lance Web Journalism Editor e Correttore bozze Collaborazione con rivista letteraria Storie - Roma Recensione dischi e Live per Magazine Shiver Un Fachiro al Cinema Magazine critica cinematografica Articoli viaggio per casa editrice Viaggi Milano

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