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Eppur bisogna andare - Alessandro Sipolo (2014 - autoprodotto)

Pubblicato su Shiver il 7 Gennaio 2015.

 

In "Eppur bisogna andare" di Alessandro Sipolo - premio Beppe Gentile per il miglior album d'esordio - si intravedono già i germogli di un talento genuino e di una carriera promettente. Una carriera in movimento quella del giovane cantautore bresciano, epitome di incontri e suggestioni, con una forte valenza verso temi scomodi e mai così attuali (i rom, i migranti, la guerra, la covalenza di razze).

E' un percorso che si snoda lungo le vie dell'uguaglianza, un'immersione in variopinte sfaccettature sonore di world music raccolte qua e là durante i numerosi viaggi. L'autore mescola tracce gitane e latine, country e folk e rielabora il tutto in veste di racconto cantautorale, distante dai canoni tradizionali, grazie ad un vissuto importante che lo ha portato, sebbene la giovane età, a schierarsi a fianco degli emarginati, accanto a chi paga per difendere la propria dignità. Sipolo tratteggia un concept album quasi fosse una sorta di "manifesto", benchè privo di calcolo e rassegnazione. Sul versante della narrazione smuove temi politici ("ci insegnano i padani che anche il nero è tollerato se è il colore del denaro (...). Oltre l'odio degli obesi di una civiltà in declino, regolare è già ogni uomo e ogni cuore clandestino" -da Migranti) ed elogia il mosaico multiculturale, in netta contrapposizione con il nucleo perbenista della società massificata che ingrassa le tavolate domenicali ("Gente ricolma di sè, file di facce educate che stringono il vestito da festa sul collo" - da Domingo).

E se alcuni testi sono sferzate disarmanti, che più che anarchici definirei libertari, l'atmosfera musicale viene scaldata dalla voce espressiva e baritonale del cantante che pare avere il dono di rassicurare, con quel modo tranquillo, il linguaggio poetico e lineare, in antitesi alle parole appena pronunciate.

Tracce cantate in francese, inglese e dialetto bresciano si alternano a quelle in italiano aumentando la ricchezza di un disco caratteriale fortemente - immagino - influenzato dall'ascolto di Fabrizio De Andrè - non credo sia un caso che a curare la direzione artistica del progetto sia stato proprio Giorgio Cordini, chitarrista dell'indimenticato Faber (e per citare quest'ultimo "Le maggioranze hanno la cattiva abitudine di guardarsi alle spalle e di contarsi e, approfittando del fatto di essere così numerose, pensano di poter essere in grado, di avere il diritto di vessare e di umiliare le minoranze" ).

Limitando al minimo futili elogi definirei "Eppur bisogna andare" un fine distillato, un'incursione emozionale che consegna all'ascoltatore 12 perle dense di umanità, capaci di arrivare dritte al cuore. Perchè, come canta Alessandro "è la noia che uccide, più di civiltà e cambiali e allora fottila se vuoi, stasera, con me, ancora e ancora" (da Per strada).

Guarda il video:

Officiale website:

http://www.alessandrosipolo.com/

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