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Alt-J - This is all yours (2014 - Infectious Records)

Pubblicato su Shiver il 23 ottobre 2014

 

 

Gli Alt-J: Joe Newman, Gus Unger-Hamilton, Thom Green e Gwil Sainsbury

Gli Alt-J: Joe Newman, Gus Unger-Hamilton e Thom Green e Gwil Sainsbury

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CI RISIAMO. Con gli Alt-J di nuovo l'imbarazzo - la noia - di trovarsi di fronte a tutta una serie di schemi già sentiti. La solita critica larga di maniche (nonostante le perplessità espresse nel 2012 dalla rivista americana Pitchfork) aveva definito la band inglese il nuovo dogma della musica indipendente, i nuovi Radiohead. Calma un attimo. Gli Alt-J di Joe Newman, Gus Unger-Hamilton e Thom Green - orfani di Gwil Sainsbury - hanno fatto attendere critica e fans per due anni prima di lanciare il nuovo album This is all yours.

Ma se il disco d'esordio An Awesome Wave, premiato nel 2012 con il prestigioso Mercury Prize, poteva contenere qualche spunto innovativo, se il timbro pesantemente impostato di Joe Newman poteva rappresentare (per taluni) qualcosa di interessante, se insomma poteva definirsi un progetto omogeneo atto a collocare i Nostri ad un buon gradino del panorama alternative, due anni dopo non è più così.

Ascoltando per la prima volta This is all yours bisogna fare un grosso sforzo per non addormentarsi sulle note dei primi quattro (quattro!) brani. Finalmente la quinta traccia “Left hand free” lascia ben sperare: contiene un riff accattivante ed uno sfondo groove anni '70, bravi Alt-j andate avanti così! Ma “Left hand free” resta la punta più alta di tutto il disco. Ci si rimette seduti e si resiste fino all'ottavo brano “Hunger of the pine” che lascia intravedere una certa originalità. Bellissimi poi sia la fotografia che il montaggio della video-clip (discutibile invece la scelta di piazzare a metà brano l'urlo “I'm a femal rebel” dell'inutile Miley Cyrus , grande fan della band, e già questo.....). “The Gospel of John Hurt” rientra nel mezzo di questa discreta prova d'autore. Fine. Tutto il resto concilia il sonno.

La copertina del disco

La copertina del disco

Il leitmotif del disco è un viaggio attraverso la cittadina nipponica Nara, negli anfratti più suggestivi e arcaici della natura. Un tentativo di ritorno alle origini in una immersione totale nella natura più selvaggia. Musiche condite nientemeno che da campane, canti di cavallette e uccelli, cori ecclesiastici, espedienti quantomeno strambi. Un trip di suoni a cavallo tra ambient nipponico, gospel e musica celtica che producono un disco appannato e disomogeneo.

Ho trovato “This Is All Yours” totalmente privo di evoluzione rispetto al suo predecessore, che aveva quantomeno permesso di mettere a fuoco la direzione artistica intrapresa dalla band inglese.

L'album è stato realizzato in fretta e furia durante il fortunato tour per promuovere “An Awesome Wave”, e questo forse può aver distratto la band dal progetto musicale, assemblando i brani un po' alla rinfusa. Un vero peccato perchè il potenziale c'è, ed è alto, ma andrebbe investito meglio!

(Agatha Orrico)

Sito ufficiale band:

 

Guarda il video Hunger of the Pine: