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Mar

Bruxelles, Aylan Kurdi e...

 

antiwarsongs-org1

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23 Marzo 2016.

 

Basta. Sono stufa di tragedie, di guerre, di attentati, di morte e di sangue. Sono stufa di questo mondo bombardato. Francia, Belgio, Siria, Mali, Nigeria...ho mal di testa, ovunque mi giri c'è una guerra.

 

Ieri non so perchè mi è tornata alla mente l'immagine del piccolo Aylan Kurdi. Pensavo che la foto del bimbo morto, passato il primo momento di sbigottimento e superficiale solidarietà, è servita a farmi sentire più rassicurata, grata che i miei figli siano venuti al mondo qui, sereni, al sicuro.
Quanti cadaverini come quello sono riaffiorati dal mare in tutti questi mesi? Pare siano quasi 1000. Mille! Ho provato a immaginarmeli tutti insieme, 1000 bambini senza nome con le loro magliettine corte, i pantaloncini sporchi di terra per giocare, a battere le manine tutti insieme in un immaginario ed interminabile girotondo. No, basta, immaginarli tutti insieme mi fa troppo male, urta la mia sensibilità, meglio non pensarci.

 

Basta, sono stufa. Trentacinque morti a Bruxelles, uccisi da tre folli pazzi maniaci assassini con le bombe legate addosso. Che schifo. Meno male che hanno confermato che erano musulmani, si sa che i musulmani sono più cattivi. 35 morti. Se c'è qualche italiano tra quelle povere anime mi dispiace ancora di più, anche se non lo conosco. Se è europeo, tipo francese o inglese, mi dispiace anche, si. Per gli africani, o peggio arabi, già molto meno, specie se erano musulmani, che quelli l'ho già detto, sicuramente erano cattivi.

 

Basta, sono stufa. E arrabbiata anche, molto arrabbiata. Parliamoci chiaro: i musulmani sono il nostro vero nemico. Una volta erano i russi, ora i russi ci stanno addirittura simpatici. No no, i musulmani sono peggio. Non soltanto i fanatici, le sette di criminali, bastardi, drogati, Isis, Daesh o come cavolo li chiamano. No. Ogni musulmano è un potenziale nemico che ogni giorno diventa più mostruoso, più pericoloso, più cattivo.

 

Non lo dico io, ce lo ripetono ogni giorno che dobbiamo avere paura, è così che ci istruiscono i figli. Non sono più gli insegnanti a parlarci di storia, sono i talk show della sera a spiegarci che dobbiamo vivere nella paura, che il nemico è in casa nostra, che sta per arrivare per annientarci tutti, e lo farà se non gli facciamo la guerra noi per primi.

 

Non è che ci spiegano che c'è una setta di pazzi dementi invasati e senza cuore, no, perchè non avremmo abbastanza paura. I nuovi prof. dell'auditel ci spiegano che tutti i musulmani sono uguali, che non hanno rispetto, che non hanno cuore, che tutti sono retrogradi, e guai se si lamentano di tutti questi insulti, cosa vogliono? Scappare? Ma scappare dove: restatevene a casa vostra!

 

Ci dicono di avere paura dei barconi, lì in mezzo potrebbe celarsi un terrorista, e allora via tutti. Ci spiegano che siamo già troppi, che non c'è più spazio. Ci dicono che vogliono distruggere le nostre tradizioni, sostituire la nostra religione come un virus contagioso. Quale religione? Se credessimo davvero nella nostra religione dovremmo aiutare chi sta male, non prenderlo a calci in culo. Se i nostri governanti credessero nella nostra religione dovrebbero andare a risanare le periferie, quei posti fetenti e degradati dove crescono i bastardi, nati in quest'Europa, che si riempiono la testa di idee omicide e finte profezie. Gente borderline, emarginata, che non si è mai sentita accettata. Gente pagata profumatamente (e vuoi mettere, con la crisi che c'è) per farci la guerra. Gente senza identità.

 

E' tutto lì il problema: l'identità. Chi sono loro? E noi chi siamo? Ah bè, noi occidentali lo sappiamo bene chi siamo. Siamo i più giusti, i più forti. Siamo portatori di pace eh, mica siamo per la guerra come gli sporchi musulmani, però quando ci serve qualcosa, tipo il petrolio, sappiamo anche noi farci valere, e giù bombe, mica siamo scemi, che tanto alla fine vinciamo quasi sempre noi come nei video game.

 

E che non vengano ad invadere le nostre coste con la scusa che scappano dalle guerre che non è vero niente.
Che se ne tornino a casa, a casa loro, che questa è casa nostra, fa niente se non ce l'hanno più una casa, chi se ne frega, io la mia casa ce l'ho e ho fatto i miei bei sacrifici per averla, mica come loro. E tu piccolo Aylan glielo potevi anche dire al tuo papà e alla tua mamma di starvene a casa vostra, che ve la siete proprio cercata quel giorno.
(Agatha Orrico)