26
Ott

DIVERSI DA CHI?

 

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Ottobre 2016 - "Ti seguo da un pò e (..bla bla..) vorrei leggere una tua presa di posizione anche in favore degli omosessuali sempre se non ce l'hai con loro (...bla bla..).

 

In effetti non penso nulla degli omosessuali se non che spesso sono anche loro discriminati come tanti altri soggetti della nostra società.

 

La prima cosa che mi è venuta in mente (ed è orribile) è fresca di memoria perchè l'ho letta giorni fa. Dopo 4 anni è finalmente iniziato a Los Angeles il processo contro Isauro Aguirre, speriamo che gli diano l'ergastolo, lo sbattano in isolamento e non si debba mai più sentir parlare di un tale individuo. Questo Aguirre in poche parole è una ex guardia di sicurezza (!) che nel 2013 ha torturato ripetutamente sino ad uccidere il povero Gabriel, di soli 8 anni, perché riteneva fosse gay. Vi risparmio i dettagli, di una ferocia che lascia sbalorditi.

 

Il papà del ragazzo gay che si è tolto la vita a Roma perchè bullizzato dai compagni di scuola e insultato sui social si e' sfogato sui giornali dicendo: "viviamo in una società omofoba, i diritti che i nostri figli hanno avuto dalla nascita, come tutti gli altri, gli sono stati tolti appena hanno esternato la loro condizione, di fatto sono stati declassati e marchiati per sempre".

 

Nei giorni scorsi è stata intitolata una via in onore a Ferdinando Caristena, uno dei tanti uccisi dalla 'ndrangheta perchè gay, e si sa che camorristi e mafiosi hanno il terrore perfino a pronunciarla quella parola.

 

A Zanzibar il governo ha annunciato "d'ora in poi la polizia darà la caccia ai gay perchè non intendiamo più tollerarli". Per coincidenza mi viene in mente che a Zanzibar è nato Freddy Mercury, una delle più famose icone gay. In alcuni paesi africani l'omosessualità viene punita addirittura con la pena di morte. La Costa d'Avorio ad esempio, divisa tra cristianesimo a sud e islam a nord, è compatta però nella lotta contro i gay.

 

Da questi fatti scollegati fra loro si può trarre un comune denominatore: l'astio di una fetta della società verso le persone omosessuali.
Mi pare evidente che quando si tratta di gay siano tutti abbastanza d'accordo nel condannare, che si tratti di bianchi o neri, cristiani o musulmani, camorristi o guardie giurate. E' vero che ormai è un moltiplicarsi di coming out e di gay ormai si parla molto più che in passato. Ma come se ne parla? Se ne parla per stereotipi, con quel sottile sorriso sarcastico misto al senso di disagio. Sui social poi, dove l'odio on line sta scavalcando ogni regola del buon senso, c'è una facilità all'insulto e ai commenti volgari da far paura.

 

I gay che si espongono in modo plateale nelle manifestazioni non rappresentano la totalità di questo emisfero variegato nel quale molti ancora si nascondono come criminali, soffrono e subiscono, prova ne è l'alto tasso di suicidi perfino in Svezia, uno dei paesi più gay-friendly del mondo.

 

Dopo la strage di Orlando dell'anno scorso dove vennero ammazzati 50 giovani riuniti in una discoteca gay, non sono stati molti i "je suis...". Mi ricordo però di un commovente saluto durante l'omelia di Papa Francesco rivolto a quelle "vittime innocenti". Stimo Papa Francesco, se non altro perchè lo considero più coerente di chi l'ha preceduto. Almeno lui ha mostrato apertura verso gli omosessuali, però mi piacerebbe che si decidesse dando delle linee piu' precise ai suoi discepoli. Vi ricordate la frase "questi meritano la morte" durante la messa di don Massimiliano Pusceddu?

 

I gay non si possono definire 'innocenti' quando sono morti e "colpevoli" quando sono vivi.

 

Per molti la parola delle istituzioni religiose - e parlo di tutte le religioni - ha un valore potentissimo, di guida, e per quei molti le persone omosessuali sono un errore che necessita di una qualche punizione. E quando un omosessuale incrocia la strada di un ignorante che prende queste parole troppo alla lettera, che viva a Los Angeles, a Roma o a Zanzibar, si fanno danni.