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ISRAELE: VIA LE DONNE PERFINO DAI CATALOGHI.

 

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20 febbraio 2017 - Riconoscibili dai lunghi cappotti neri, l'immancabile cappello dal quale spuntano barba e riccioli scuri, gli ebrei ultra ortodossi “Haredim” (letteralmente coloro che tremano per il timore di Dio) sono una versione edulcorata, ma non troppo, del fanatismo religioso. Un piccolo popolo presente in Israele e Stati Uniti che conta più di 1,3 milioni di persone.

 

Ovviamente, come in ogni fondamentalismo che si rispetti, a farne le spese sono sempre le donne. Ecco allora sbucare il primo catalogo Ikea dove non compare mai una donna. Maschi fanno capolino da ogni foto, intenti nella lettura tra librerie colme di testi religiosi rabbinici. Una famiglia dove non c'è nessuna mamma in cucina e nessuna bimba che fa i compiti nella sua cameretta. Immagini immobili che, come nello scatto di una fotografia, ritraggono una realtà surreale immortalando molto bene l'ennesima supremazia del maschio verso la femmina.

 

Il catalogo Ikea ha, giustamente, scatenato reazioni, ma gli Haredim non sono nuovi a questo tipo di sessismo. Le riviste vicine al movimento religioso cancellano con un certosino lavoro di fotoritocco tutte le donne ritratte nelle foto ufficiali e fanno sparire dalle cassette postali riviste e voltantini pubblicitari che, fotografando donne, offendono la sensibilità della comunità. La comunità dove comandano i maschi, si sono dimenticati di aggiungere.

 

L'estremismo degli Haredim si spinge oltre. Nella piccola roccaforte israeliana che vede nella modernità 'una minaccia' e che impone all'altra metà del cielo un abbigliamento castigato, si costringono le donne a usare marciapiedi separati, autobus separati ecc. Le donne vengono gentilmente scoraggiate dall'andare a votare, non possono pregare al muro del pianto o cantare nelle chiese, perché cantare è peccato. Però, paradosso dei paradossi, le donne DEVONO lavorare, visto che la stragrande maggioranza dei loro uomini si dedica solo alla preghiera. Ma roba da matti !

 

È dal 1948, dalla fondazione dello stato d'Israele, che il conflitto arabo-israeliano insanguina il Medio Oriente. I bambini palestinesi imparano nelle strade polverose dei loro villaggi dalla morte che passa davanti ai loro occhi ad odiare Israele. E' anche così che si diventa martiri o pacchi bomba per il nemico. Il bambino ebreo cresce in un clima di violenza e insicurezza perpetua e lo trasmette ai propri figli come una maledizione. Israele d'altronde ha sempre vissuto con la sindrome da accerchiamento che lo ha portato ad avere il terzo esercito più forte del mondo. E' circondato per tre quarti dal mondo arabo, tuttavia non credo che arriverà dal mondo arabo il colpo fatale. Il suo vero nemico si trova al suo interno, coccolato, protetto e favorito col tacito – ma nemmeno tanto – consenso statunitense, cresciuto a dismisura non solo con le ondate immigratorie dagli Stati Uniti ma anche per merito delle donne prolifiche come in una fertility day perenne (dieci figli è la media per famiglia). Perché la donna deve figliare se no che donna è?

 

Gli Haredim, non da meno dei talebani col Corano, interpretano la Torah a modo loro. Odiano il Cristianesimo, l'Islam e vorrebbero convertire tutti gli israeliani moderati a vivere come loro. E dunque devono per forza odiare anche le donne, perchè la donna è peccato, ed evidentemente loro non ce la fanno proprio a tenere chiusa la patta dei pantaloni se la sola vista di un gomito li sconvolge tanto.

 

Tra qualche anno più della metà della città di Gerusalemme sarà nelle loro mani e il loro peso politico aumenta grazie alla politica dei governi che hanno favorito gli insediamenti sulla terra destinata ai palestinesi, creando intere città per coloro che non vogliono contaminarsi con gli israeliani moderati, considerati peccatori.

 

E allora bisogna nuovamente ribadire che la civiltà di un popolo si misura dal rispetto che questo da alle donne, rispetto che comincia a mancare quando pensi di spazzarle via da un catalogo o da una fotografia perché ti danno fastidio, e prosegue sino ai tristi casi di femminicidio di casa nostra.
Noi donne siamo stufe di essere usate per giustificare tutto, abbiamo tutte – chi più e chi meno – provato la discriminazione sulla nostra pelle, e non vogliamo essere l'ennesima moneta di scambio in un'epoca che macina tutto troppo in fretta e che vuole dirsi evoluta, ma che invece impoverisce non solo le coscienze ma anche i cuori. Se per progredire dovremo nuotare contro corrente impareremo a farlo. Perchè ormai non c'è più tempo da perdere.

 

(di Agatha Orrico)