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BENJAMIN CLEMENTINE - DA CLOCHARD A CHANTEUR DE FRANCE...A PIEDI SCALZI.

Pubblicato su "Storie" il 23 Novembre 2015

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Benjamin Clementine ha appena pubblicato il suo primo album "At least for now" e già si sprecano i paragoni con artisti illustri quali Erik Satie e Antony Hegarty. C'è chi ha detto che Clementine è la versione maschile di Nina Simone. Vero è che questo compositore ventiseienne ha un talento straordinario.

Leggendo la sua biografia viene da chiedersi se la sua storia sia vera: origini ghanesi, adolescenza infelice e tormentata trascorsa nelle banlieue di Londra... Dopo la separazione dei genitori viene affidato all'anziana nonna che muore quando lui ha 12 anni, lasciandolo nella solitudine e nello sconforto. Solo e senza amici decide di affrontare la vita a muso duro e parte per Parigi alla ricerca di un futuro migliore. Ma la strada per i riflettori è ancora lontana, tant'è che il Nostro vive per strada in mezzo ai clochard e canta alle fermate della metro parigina.

Una sera il caso lo porta a cantare ad una festa; lì Clementine viene notato da un discografico che ne rimane talmente colpito da invitarlo ad esibirsi alla BBC al Later With Jools Holland Show.  La fortuna vuole che tra il pubblico ci sia un certo Paul McCartney che gli propone immediatamente un contratto discografico. Da lì la favola ha inizio e gli insuccessi si trasformano in successi, fino al meritato riconoscimento internazionale. Clementine apre i concerti di Stromae e gli stilisti fanno a gara per accaparrarsi l'eccentrico  'poeta scalzo'.

 

Benjamin-Clementine-cover-albumClementine è polistrumentista - suona piano, sax e chitarra - ed ama definirsi un espressionista più che un cantante. Di fronte ai continui paragoni lui risponde serafico  di sentire una certa affinità con Basquiat; e come dargli torto, quell'aria vulnerabile, la timidezza e la chioma sparata in aria lo apparentano inevitabilmente al famoso pittore statunitense.

Il suo primo amore musicale è stato Puccini, le sue passioni sono la letteratura e la poesia; infatti ammette "non sarei andato da nessuna parte senza il conforto di scrittori e poeti che ho cominciato a "frequentare" a tredici anni: William Blake, Carol Ann Duffy, C.S. Lewis. Letture che ho riposto da qualche parte dentro di me e che ogni tanto rispolvero; da adulto le comprendo meglio".

Dai testi delle sue canzoni - pardon poesie - emerge tutta la sofferenza e l'irrequietezza di un'infanzia difficile, che trova sfogo nella voce baritonale, quasi cavernosa eppure carica di phatos.

Benjamin Clementine si è perfino inventato parole che sono tutte sue, tanto che sta scrivendo da anni il suo vocabolario privato. Il sogno è quello di trasferirsi in un casolare in Italia, dove poter dipingere parole. E spiega "Bisogna che qualcuno incominci a fare qualcosa per salvare la lingua; è tempo di riscoprire quelle meravigliose parole cadute in disuso che tuttavia riescono perfettamente a descrivere la nostra umanità" e poi aggiunge "Il solo modo che ho per ringraziare il mio pubblico è di ripagarlo con la poesia che attingo dal profondo di me stesso".

 

Ascolta London di Benjamin Clementine:

Concerto di Benjamin Clementine a Le Ring:

 

Benjamin Clementine Official Website