“Tutto è menzogna e privilegio. Un vano/ di libertade simulacro

illude le moltitudini ingannate…

”.

Caro Sud,

apprendo oggi della chiusura del Banco di Napoli, istituito nel 1539, uno dei tuoi simboli e di tutta l’economia meridionale.
L’azienda di credito più antica è fallita per negligenza di alcuni dirigenti, certo, ma anche per il mancato intervento delle istituzioni politiche che negli anni hanno dimostrato di fregarsene di te, non mi spiegherei altrimenti il trattamento inverso riservato, ad esempio, al Monte dei Paschi di Siena.

Nel corso degli anni mi sono posta sempre la stessa domanda, come mai, nonostante l’avvicendarsi dei governi, scompariva ogni volta dalle priorità dell’agenda politica la questione meridionale, sostituita da una nuova “questione settentrionale” inventata e progettata dalla Lega Nord che andava costruendo la propria ascesa al governo nazionale.
Forse per capire il perché di questa nuova dicotomia sarebbe necessario prima comprenderla la questione meridionale e rimettere al suo posto una narrazione che – ne sono certa – da oltre 150 si basa su di un incredibile falso storico, e su questo ci torno tra un pò.

Quello che ho notato è un cambiamento di narrazione da parte non solo dei politici ma soprattutto dei canali di informazione, che ci restituiscono un’idea univoca che ti contrappone, tu caotico e retrogrado, ad un Nord ricco e sviluppato.

Ho fatto caso agli articoli a dir poco irritanti che delineano una sequela di stereotipi discriminatori, solo per citarne alcuni: 
“La laurea al sud non serve più”, “Napoli, salutame a soreta”, “Piagnisteo napoletano”, “A Napoli si bruciano da soli”, “Mafia napolitana”, “Torna il colera a Napoli” e avanti così. 
Giornali che evidentemente non son buoni nemmeno per accendere un fuoco, ma tant’è.
Titoli irriverenti, che si affacciano sempre più insistenti a volerti descrivere, Napoli in particolare, come un covo di delinquenti, regno di corruzione e mala sanità; sarebbe scorretto affermare che tutto funziona, ma ancora più ingiusto dar seguito a informazioni che, come per altre questioni, vengono montate ad arte. Torni allora ad essere veicolo di strumentalizzazione, che fa comodo servire sul piatto del banchetto mediatico, da servire nel tritacarne di notizie denigratorie e luoghi comuni.
E se ti descrivono in continuazione come una palla al piede è come affermare che tu sia una causa persa, un territorio nel quale sia inutile investire, quando invece è proprio questo che ti ha portato ad un progressivo rallentamento, impedendoti uno sviluppo paritario col Nord.

Il mare di pregiudizi che ha inondato te, caro Sud, come dicevo ha origini lontane delle quali i più sembrano aver perso memoria.
Già nell’anno 1000, mentre noi al nord brancolavamo nel buio del Medioevo, in Sicilia nasceva il primo Parlamento d’Europa, tanto per…
Ma fu a metà del 1800, quando il Regno delle Due Sicilie era a tutti gli effetti il terzo Paese più industrializzato al mondo (preceduto da Inghilterra e Francia), quando eri tu a detenere il 67% della ricchezza monetaria, quando le province napoletane e siciliane avevano il maggior numero di popolazione occupata nell’industria e nel commercio, che tutto cambiò.
In quell’epoca avevi industrie metal meccaniche, tessili, manifatturiere ed estrattive che lavoravano a pieno regime, un numero elevato di distillerie e cartiere, la prima industria siderurgica, la 4° flotta mercantile al mondo, il primo mezzo navale a vapore di tutto il Mediterraneo….
La Campania era la regione più industrializzata, con il suo Reale Opificio meccanico e il politecnico che producevano con tecnologie altamente avanzate treni e locomotive, la Real fonderia e la Real Manufattura per la produzione di armi, ed un Cantiere Navale all’avanguardia che dava lavoro ad oltre 2.000 operai specializzati. 
Piccole industrie per lavorare il cuoio, per la produzione di colori, la pasta alimentare, le maioliche, i vetri, i cristalli, i cappelli, gli acidi, la cera, il corallo, i metalli preziosi, le stoviglie, i saponi, i mobili, gli strumenti musicali… 
Per dare un’idea della tua ricchezza, prima dell’Unità d’Italia, questa era 5 volte superiore a quella del Piemonte.
Il Banco di Napoli – ecco appunto – era la banca più importante d’Italia.
Con solo 5 tasse eri lo Stato con il miglior sistema fiscale.
Nel 1860 il denaro nelle tue casse era l’equivalente di 443 milioni di lire in oro, mentre in Piemonte non si arrivava a 20 milioni.

E quella del 1861 fu l’invasione ingiustificata di un regno pacifico senza motivo di guerra.
Fu un massacro che scaturì in quella che sarebbe diventata una forma di colonialismo. Alla tua gente che si oppose per mesi ai Savoia venne affibiato il nome spregiativo di “briganti”.
Case saccheggiate, chiese e scuole bruciate, fucilazioni, omicidi per strada, il saccheggio delle biblioteche, dei musei. Un milione di vittime in pochi mesi.
I piemontesi, guidati da quel finto eroe di nome Garibaldi, venivano con fucili e cannoni per importi una dittatura, invadendoti militarmente e colonizzandoti. I tuoi figli deportati nei lagher sabaudi di Fenestrelle, attaccati nudi per i piedi, legati con le catene e poi sciolti nella calce viva per non lasciarne traccia. Tutto nascosto, insabbiato, dimenticato, e quel che è peggio, ancora oggi negato, perchè a qualcuno fa comodo così.

Il nuovo Stato italiano introdusse 36 nuove imposte, la pressione fiscale arrivò all’87%, i salari precipitarono drasticamente.
La tua fiorente industria e l’agricoltura vennero penalizzate con una politica economica che favoriva solo il Nord (vedi inchiesta sulla ripartizione territoriale delle entrate e delle spese dello Stato voluta da Francesco Saverio Nitti).
Si istituì la leva militare obbligatoria (dai 17 ai 50 anni) ad un popolo che non la conosceva e che non aveva nessuna intenzione di arruolarsi in massa per guerre che non condivideva e non capiva. 
Iniziò il drenaggio di capitali verso il Nord, dove per decenni vennero avviati tutta una serie di lavori pubblici per la concentrazione di industrie attraverso una politica di sviluppo.

I Savoia con l’appoggio dei loro amici francesi e inglesi hanno combinato ogni genere di sopruso con la scusa dell’unita nazionale, e per te sarà difficile dimenticare quel passato se nel 2018 nelle scuole continuano a insegnare una storia ingannevole e falsa della nascita di una nazione, quando perfino la toponomastica nazionale esalta i nomi di quelli che, definiti eroi, massacravano la tua gente, o vedendo i trofei dell’orrore esposti nei musei italici.
Tutto ciò che veniva dal Piemonte veniva glorificato, enfatizzato, il resto relegato al pubblico disprezzo, malcelando gli orrori e la devastazione causati.
Camorra, ‘ndrangheta e mafia sono nate con il contrabbando proprio all’indomani di quella benedetta Unità d’Italia. Oggi la chiamerebbero complicità stato mafia.

Magari dopo 150 anni lo possiamo anche ammettere che al Piemonte non interessava l’Unità d’Italia, ma solo la conquista delle tue ricchezze, delle tue riserve auree, delle tue fabbriche. 
Oggi ci ritroviamo di nuovo con due Italie, una più ricca e una più povera (di soldi ma non d’orgoglio), ma i ruoli rispetto al passato si sono invertiti. Da quell’unità, quello che fino ad allora era un fenomeno INESISTENTE portò 20 milioni di persone a lasciare le tue terre (un tempo dall’Italia emigravano solo i veneti).

Forse abbiamo un debito quantomeno di memoria e qualche scheletro nell’armadio della storia. 
Ecco magari pensiamoci prima di sputtanarti, denigrarti, insultarti.
Caro Sud, io, da donna del Nord, credo in te e in una tua rinascita a testa alta.

(di Agatha Orrico)

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Agatha

Giornalista free-lance Web Journalism Editor e Correttore bozze Collaborazione con rivista letteraria Storie - Roma Recensione dischi e Live per Magazine Shiver Un Fachiro al Cinema Magazine critica cinematografica Articoli viaggio per casa editrice Viaggi Milano

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