Maria do céu Barros de sousa, in arte semplicemente Céu Barrs, è fotomodella e attrice, oltre che assistente di volo part-time e network marketer. Nata in Portgallo da genitori saotomensi, vive in Italia con il figlio di 10 anni.


Buongiorno Céu. Tu hai il brevetto di assistente di volo, la prima volta che ci siamo parlate stavi prendendo un aereo per Malta. Viaggi spesso? E come riesci a conciliare il tuo lavoro col fatto di essere mamma di un bambino di 10 anni?

Ci vogliono organizzazione e una determinazione non indifferenti. Quando mio figlio era più piccolo era complicato, più che altro per i sensi di colpa di mamma, ma lui è nato che io ero già assistente di volo, e per giunta suo papà è un pilota commerciale. Quindi mi sono organizzata tra nonne, babysitter e suo padre. E poi con la complicità di WhatsApp e skype…va tutto bene!


Céu, tu sei nata in Portogallo e ti sei stabilita in Italia dopo esserti innamorata di un italiano. Ci racconti?

E’ passato un pò di tempo! Sono sempre stata innamorata dell’Italia. Ero affascinata dalla lingua, in Portogallo guardavo i film di Totò e di Benigni in lingua originale. E poi adoravo il fascino degli uomini italiani e della cultura in generale. Finchè a Lisbona ho conosciuto un ragazzo di Carpi e me ne sono perdutamente innamorata…da allora, pur avendo cambiato città e nonostante la mia vita privata abbia preso una strada diversa, non ho più lasciato l’Italia.

Quella di oggi che Italia è secondo te? Trovi differenze rispetto a quando sei arrivata giovanissima?

Rispetto a quando sono arrivata io l’Italia è molto cambiata, conseguenza anche del mondo che va avanti. Però in generale c’è un clima di intolleranza, di chiusura, complice la politica che in parte non “educa” all’accoglienza. Purtroppo questo ha un effetto che può sfociare spesso in episodi di omofobia e razzismo. Se i media e la politica avessero contribuito a dare un’immagine meno negativa degli immigrati, forse gli stranieri si sentirebbero più integrati socialmente e anche gli italiani stessi avrebbero una considerazione differente dello straniero. Quando sono arrivata io era diverso: non c’era nessuna emergenza emigrazione, era anche raro vedere un’africano. A Carpi c’era una sorta di curiosità positiva nei miei confronti e mi sono sempre sentita accettata.

Oltre che modella sei anche attrice. Osservando l’evolversi del cosiddetto “cinema dell’immigrazione” in Italia, non ho potuto fare a meno di notare come, col passare degli anni, stereotipi e luoghi comuni più che diminuire per certi versi si siano addirittura accentuati. Nella filmografia degli anni ’60/70 ad esempio, i ruoli degli attori di origine africana, anche se rari, erano sicuramente più attivi. Oggi, a parte alcune eccezioni certo, le parti destinate ad attori nati o cresciuti in Italia si concentrano quasi sempre su figure svilenti e stereotipate: l’immigrato appena sbarcato, lo spacciatore, la colf, la prostituta… Gli spazi di intrattenimento rispecchiano ancora quella piramide sociale intersezionale dove si sottolinea sempre l’aspetto “straniero” prima di qualunque altra cosa?

Beh si, mi ci sento direttamente chiamata in causa. É come se ci fosse la necessità di esasperare ancora di più questi stereotipi nei quali le seconde e terze generazioni di italoafricani non si sentono minimamente rappresentati, come se i media non avessero notato il cambiamento sociale che invece è in continua evoluzione.Ormai urge rivedere e raccontare la società italiana multiculturale e multietnica attraverso l’audiovisivo. Le nuove generazioni di italiani non rientrano in questo immaginario. Bisogna raccontare storie di una società di persone pienamente integrate, di una seconda generazione di italiani forse un pò diversi, ma pur sempre italiani: medici, avvocati, assistenti di volo, insegnanti, attrici, musicisti…

Precisamente, e mi pare che la stessa cosa accada agli attori di origine asiatica o araba. Proprio in merito ai ruoli cinematografici stereotipati, mi raccontavi che una volta, dovendo interpretare la parte di una prostituta, ti chiesero di “peggiorare” la tua dizione nascondendo il tuo accento romano perché non saresti stata credibile…

Ricordando quell’episodio mi viene da ridere, ma è un sorriso amaro. Secondo il regista la scena era perfetta, ma mancava qualcosa, non quadrava. Vedendo e rivedendo la scena in diretta si è accorto che fosse il fatto che parlavo molto bene l’italiano, con l’accento romano. Mi disse che secondo lui, nell’immaginario collettivo italiano, una prostituta africana non poteva essere letterata e doveva parlare con l’accento africano. Cos’è l’accento africano? L’Africa è un continente! Dopo una Laurea in Lingue e Letterature all’Università La sapienza di Roma, un pò di frustrazione c’è l’ho avuta.

Tu sei parte attiva del “Collettivo N”, una associazione di attori e cineasti di origine straniera, in particolare afrodiscendenti, che propone una contro-narrazione dei ruoli attoriali delle seconde e terze generazioni. Vuoi spiegarci meglio di cosa si tratta?

Si, il “Collettivo N”, che esiste da circa un anno e mezzo, è un gruppo del quale fanno parte attori e cineasti di varie origini, maggiormente afrodiscendenti. Il Collettivo è nato con l’obbiettivo di portare alla luce del panorama audiovisivo italiano e anche estero le realtà delle quali parlavamo prima.

Di recente abbiamo partecipato al Festival del Cinema di Venezia, dove insieme ad altri protagonisti del cinema italiano abbiamo fatto una tavola rotonda sull’argomento. Dal successo ottenuto e con l’aiuto di Luciano Sovena e della sua Roma Lazio Film Commission, abbiamo partecipato al Festival del Cinema di Roma. A breve pianificheremo altri eventi. Se inizialmente l’obbiettivo principale del gruppo era denunciare l’uso negativo delle “nostre” immagini attraverso narrazioni stereotipate, oggi parliamo anche di inclusione, di storie dove noi “nuovi italiani”, con la nostra multiculturalità, siamo in primo piano. Si potrà anche continuare a raccontare storie di prostitute e migranti, dato che anche loro fanno parte della nostra società, ma è altrettanto urgente dare visibilità anche all’altra parte, quella dell’integrazione sociale riuscita al 100% e delle nuove generazioni. Storie belle insomma, non solo negative.

In passato il cinema, in particolare quello americano, ricorreva all’uso del blackface, tecnica attoriale razzializzata e portatrice di una lunga storia di discriminazione attraverso la rappresentazione di clichè svilenti della comunità nera. Che ne pensi delle polemiche dei giorni scorsi nel mondo della moda, penso a Gucci o Prada, che hanno dovuto ritirare i loro prodotti a causa del richiamo al blackface?

É stata senz’altro una idea infelice, una mancata sensibilità per i decenni di lotta per l’uguaglianza. Significa prendere con leggerezza un argomento così delicato e importante come quello della liberazione degli schiavi. Gli spettacoli in blackface, dove gli americani bianchi interpretavano schiavi africani liberi, hanno ridicolarizzato e influenzato il modo in cui sarebbero state considerate nei decenni successivi le persone nere.

Parliamo un pò di origini, delle quali so che sei molto fiera. I tuoi genitori sono nati entrambi nelle splendide isole di São Tomè e Principe, poi si sono trasferiti in Europa. Che tipo di famiglia è stata la tua?

La mia è una famiglia molto numerosa, composta da sei figli, due femmine e quattro maschi. Sono cresciuta a Lisbona con i genitori, i fratelli e altri quattro fratellastri che avevano un’altra madre in Africa. Mio padre li ha fatti arrivare da São Tomé per vivere con noi. Quando sono nata io loro erano già parte della famiglia, casa era sempre piena. A parte il problema della distanza che ci separa il rapporto con i miei fratelli e fratellastri è stato splendido e lo è ancora.

São Tomè e Principe sono ex colonie portoghesi. Che rapporto è rimasto con il Portogallo, è stata un’indipendenza solo formale come è successo ad altri stati africani? Ci sono ancora interessi economici, tensioni?

São Tomè e Pricipe è una Repubblica indipendente dal 1974. I rapporti con il Portogallo sono pacifici, basati su una cooperazione economica, poi i portoghesi sono i turisti più numerosi. Negli ultimi anni c’è aria di cambiamento, cinesi e americani stanno facendo dei grossi investimenti nell’isola.

Mi interessa capire un pò qual è oggi la condizione delle donne.

La condizione delle donne è molto cambiata negli ultimi anni, grazie alla globalizzazione e al turismo. Le donne ambiscono ad essere indipendenti e a studiare, invece di prefissarsi un matrimonio come unico obbiettivo di vita. Non vogliono più dipendere da un marito, vogliono poter scegliere, fare carriera e avere una indipendenza economica. Per fortuna, rispetto al passato, credono di più nelle loro capacità.

Torniamo a te. Ti confesso una cosa: ti ho scelta per questa intervista anche per il tuo carisma. Anche nelle foto più audaci riesci a mantenere uno stile impeccabile e di gran classe, che per me sono doti eccezionali in una donna. Che rapporto hai con la bellezza?

Grazie Agatha! Sai, quando ero piccola una volta una mia amica portoghese nata in Mozambico mi disse: “per essere una ragazza africana sei bella”. Mi colpì quella frase, perché io volevo essere bella indipendentemente delle mie origini! Mi sono sempre presa cura del mio corpo. Il fatto è che sia il mestiere di fotomodella e attrice che quello di assistente di volo, mi hanno portato ad essere alquanto esposta allo sguardo delle persone, diciamo al centro delle attenzioni. Quindi ho imparato a curarmi ed è diventata un’abitudine. Faccio un pò di sport – tennis e pole dance – mangio in modo equilibrato. I geni hanno fatto il resto.

C’è un’attrice che ami più delle altre o alla quale ti ispiri?

Tra le attrici italiane mi piace molto Micaela Ramazzotti. Tra le mie ispirazioni ci sono Halle Berry e Viola Davis.

Un sogno ancora da realizzare?

Ah, ne ho più di uno. Ma quello più grande sarebbe di essere diretta da Spike Lee, magari in un ruolo da protagonista. Sto perfezionando la mia recitazione in inglese…non si sa mai!


(di Agatha Orrico)

Intervista originale su Lavoro&Salute Marzo 2019

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Agatha

Giornalista free-lance Web Journalism Editor e Correttore bozze Collaborazione con rivista letteraria Storie - Roma Recensione dischi e Live per Magazine Shiver Un Fachiro al Cinema Magazine critica cinematografica Articoli viaggio per casa editrice Viaggi Milano

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