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Nov

VITE INTERROTE: JAYNE MANSFIELD.

Le recenti scomparse della stilista L'Wren Scott e dell'attore Philip Seymour Hoffman, riaprono il dibattito sull'alto rischio di depressione e sull'attitudine alla malinconia degli artisti e dei creativi in generale. Alcol, droga, incidenti, suicidi.

Attrici, cantanti, scrittori, stilisti; talenti scomparsi troppo presto, quando la vita sembrava avergli promesso fama e ricchezza. Star costrette a convivere con il peso della loro fragilità, con quel male di vivere dentro la propria pelle che spesso li ha portati all'auto distruzione. Incredibilmente amate dal pubblico ma incapaci di amare se stesse e sulle quali il sipario sembra calato frettolosamente.

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Louisiana 29 giugno 1967 – Jayne Mansfield sale a bordo della sua auto diretta verso New Orleans dove è attesa per un'intervista. Con lei ci sono 3 dei 5 figli e l'attuale fidanzato, l'avvocato Samuel Brody; alla guida della Buick il ventenne Ronnie Harrison. Una brusca frenata per evitare un camion provoca un violento schianto dell'auto. Mentre i bambini si salvano miracolosamente, gli adulti muoiono sul colpo. Jayne, insieme ai due cagnolini che teneva in braccio, viene scaraventata fuori dall'auto andando incontro ad una macabra morte: la testa, mozzata di netto da un cavo d’acciaio, viene rinvenuta a diversi metri di distanza dal resto del corpo. In ricordo di quella tragica notte i camionisti americani battezzarono Mansfield bar il paraurti dei loro camion.

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Il giovane autista forse fu vittima di quella che parecchi anni dopo, a seguito dell'incidente dove perse la vita l'ex principessa, gli esperti avrebbero definito “Sindrome di Diana”: uno stato d'animo che colpisce gli autisti delle celebrità, sottoposti ad uno stress costante che ne aumenterebbe la distrazione. Causa gli orari scomodi, la fretta di sottrarsi a stampa e fans, lo stato confusionale di alcune star sotto l'effetto di stimolanti.

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Finisce così la vita della prorompente attrice soprannominata Wouh girl (esclamazione che fanno gli uomini quando vedono una bella donna) iniziata solo 34 anni prima in Pennsylvania. Vero nome Vera Jayne Palmer, figlia di emigranti italiani, a 15 anni rimane incinta del primo figlio,  frutto di una violenza subita ad una festa.

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La celebre immagine che la ritrae con la Loren

Jayne è molto ambiziosa e dopo aver studiato recitazione decide di partire alla conquista della fama, complici il fisico da maggiorata ed i capelli biondo platino che la apparentano alla già famosa Monroe.

La sfrontata Jayne impara presto che per attirare a se i fotografi le basta calare una spallina e far intravedere il seno.

Nel libro “I sette peccati di Hollywood” Oriana Fallaci la descrive così: “Si faceva fotografare con la bocca aperta come se avesse mangiato peperoni piccanti e soprattutto metteva da parte il cervello, che in una ragazza glamour è sempre un elemento di disturbo. Essere 'Miss Qualcosa' costituiva per lei il biglietto da visita per Hollywood”.

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Ma la mecca del cinema ha già la sua oca giuliva bionda, e riserva a Jayne ruoli di secondo piano.

La sua vita stravagante viene descritta con dovizia di particolari da Simon Liberati nella biografia “Jayne Mansfield 1967”: dall'apparizione ad una serata di gala in bikini leopardato alle passeggiate per le vie di Los Angeles con una tigre dipinta di azzurro tenuta al guinzaglio; o di quando si arrampicò su di un traliccio per protesta contro la censura di un suo film, mostrandosi ai fotografi in topless.

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“Il sesso”, scriveva la perfida giornalista Louella Parsons “la Mansfield lo ha dipinto sul viso. Quella donna è disposta a tutto, anche ad inventarli gli scandali, pur di guadagnarsi articoli sui giornali”.

Alle spalle tre matrimoni falliti ed un numero imprecisato di amanti, le cui foto Raymond Strait, ex segretario tutto fare disposto a soddisfare l'attrice anche sotto le lenzuola, cataloga in faldoni, insieme agli articoli sulla sua carriera.

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Mentre cresce la fama dell'eterna rivale Monroe, la Mansfield non riesce a sfondare nel cinema e finisce per esibirsi nei nightclub. Qui, oltre agli uomini, trova anche lsd e alcol; compagnie che, non fosse scomparsa tragicamente quella notte, forse le avrebbero ineluttabilmente segnato il destino.

(di Agatha Orrico)

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*San Francisco cantata da Jayne Mansfield.

 

*Breve intervista del 1960.