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Ago

Daniele Silvestri: sempre in equilibrio sul filo del rasoio.

Pubblicato su Shiver Critica Musicale il 4 agosto 2016.

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Piazza della Loggia, 23 luglio 2016.

"Tutto quello che posso fare per voi è essere me stesso, chiunque io sia..." lo diceva Bob Dylan ma sono parole che calzano a pennello all'artista che tra pochi istanti si presenterà sul palco bresciano di Piazza della Loggia. La folla si accalca per ascoltare l'ottavo attesissimo album di Daniele Silvestri "Acrobati", che è un prodigio di equilibrio e coerenza, di compattezza e semplicità a dispetto di trame e contenuti tutt'altro che semplici. In questo progetto c'è tutto quello a cui il musicista romano ci ha abituato e pure di più: ci sono tracce con una lirica capace di aggrapparsi alla memoria coinvolgendo emotivamente chi ascolta, le ballate di cantautorato classico, una sporcata di grunge, una solida dose di post rock ed elettronica, e testi urticanti espressi con la sua tipica dose di auto ironia.

Ed eccolo Daniele, che parte subito a prendere a sassate gli stereotipi della nostra società con quell'aria strafottente che è il suo tratto distintivo e che lo fa amare dal suo pubblico, che sia quello che lo segue dai tempi 'dell'uomo col megafono' a quello dell'ultima ora, e che gli ha permesso di raggiungere le vette più alte delle classifiche, ottenendo il disco d'oro a pochi giorni dall'uscita dell'album.

Il cantautore ha smesso i panni del 'comiziante' solo apparentemente perché la passione per la lotta e l'impegno civile sono sempre lì, snocciolate senza mezzi termini. Ed è in questo frangente che Silvestri assume il ruolo di degno portavoce di una platea progressista in perfetta simbiosi con l'artista: una generazione di utopie, pacata, non certo schizofrenica come quella che si trova agli eventi rock, ma capace di mostrarsi contestataria al punto giusto - lo rivela il trasporto verso le immagini che scorrono sullo sfondo del live - la guerra, la politica internazionale, i comizi di Berlinguer.

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Ogni brano di “Acrobati”, attraverso la brillante dialettica diretta e tagliente, disegna i contorni di un artista capace di un umorismo leggero che sa destreggiarsi tra il cantato quasi confidenziale e la verve velocissima, in una vertigine di rime e giri di parole, da vero mago del calembour.

Il live alterna ai classici del passato come “A bocca chiusa”, “Le cose in comune”, “Cohiba”, “Il mio nemico” i brani del nuovo album.

Nei testi di “Acrobati” si ritrovano problematiche universali: una tagliante allusione alla monotonia della società odierna che si nasconde dietro al mondo scarnificato della tecnologia (“La mia routine”), la riflessione sull'identità e l'elogio a sentirsi cittadini del mondo (“La mia casa”: che sia la Roma dei tassinari o la Parigi del Bataclan), l'invettiva contro le storture del mercato bio (“Bio boogie); e poi gli abusi di potere, le mazzette e la corruzione politica della nostra italietta (“Quali alibi”), fino all'inno alla creatività della splendida title-track “Acrobati”, dove il mondo visto da un aeroplano pare perfetto solo perchè osservato da una prospettiva lontana.

Il genio di Silvestri prende a sassate la mania di indossare uniformi e imbracciare armi contro il nemico di turno (“A dispetto dei pronostici”) e tocca punte altissime nell'allucinata e ipnotica “Monolocale”, un pezzo che potrebbe essere stato scritto da De Andrè: uno straziante monologo al femminile che mette in luce tutta la solitudine e la sofferenza delle donne, con i loro sacrifici quotidiani, ed il difficile rapporto padre-figlia (è una vita che mi consumo, io sparisco ogni giorno un pezzetto di più, papà me lo diceva figlia mia meglio che ti abitui adesso a questa vita piena di dolore). Autentico capolavoro.

Sul palco il duetto col giovane Diodato e, presenti ma solo in video, Caparezza – in un riuscitissimo contraltare che esplode in energia frenetica e grunge sporco ne “La guerra del sale” e un tocco british nei brani scritti con l'ottimo Dellera e arricchiti dal violino di Rodrigo D'Erasmo.

Dedicato al grande amico Lucio Dalla, “Acrobati” è forse l'album più idoneo a inquadrare l'essenza del cantautore romano ed arriva a scuotere dalle fondamenta il fragile edificio della canzonetta che impazza nei festival della canzone italiana. Silvestri, col suo stile immediatamente riconoscibile, rimane negli anni uno spirito libero che ha saputo a piccoli passi rinnovarsi senza mai scendere a compromessi, cocciutamente incamminato lungo sentieri personali, che se ne frega delle melodie preconfezionate. Si offre al pubblico senza steccati, inni e bandiere: semplicemente, l'uomo al centro di tutto, con il cappello a cilindro al posto del megafono, senza pause durante le tre ore di concerto, mai avaro di complimenti verso la truppa di navigati musicisti che lo accompagna da anni, ormai più in veste di amici che di colleghi, abilissimi anch'essi nel reggere il tessuto sonoro fortemente rock e ridondante.

Sia come sia, il tour di "Acrobati" incornicia degnamente una carriera meritatissima confermandosi un ottimo prodotto discografico, senz'altro uno dei più riusciti degli ultimi decenni di produzioni italiane. Finalmente una boccata d'aria fresca per tutti quelli che vogliono ascoltare buona musica. Il che direi che basta e avanza.

(di Agatha Orrico)

Video Clip “Acrobati”