«Tanta opibus Etruria erat, ut iam non terras solum, sed mare etiam, per totam Italiae longitudinem, ab Alpibus ad Fretum Siculum, fama nominis sui implesset» (Tanta era la potenza dell’Etruria che non solo per terra, ma anche per mare, per tutta la lunghezza d’Italia, dalle Alpi allo stretto di Sicilia, risuonava la fama del suo nome” (Tito Livio)

A partire dal 900 a.C e per quasi dieci secoli l’Italia fu sede dell’antica civiltà degli Etruschi, un modello di sviluppo e conoscenza molto elevato e notevolmente superiore a quello di altre popolazioni contemporanee sia italiche che straniere. Le analisi effettuate sul DNA dei discendenti degli etruschi, andando a ritroso, ha rivelato l’autoctonia nell’odierno centro Italia di questa popolazione locale non dovuta a migrazioni.

Dal 2000 a.C. nell’attuale zona dell’Italia vi erano le così dette popolazioni italiche: i Camuni a Nord, i Villanoviani nella zona centrale, i Nuraghi in Sardegna e le tribù celtiche a Sud che si mescolarono a quelle locali.

L’Etruria, prima di venire assorbita dall’Impero Romano fondendosi con esso, aveva sede originariamente dell’area dell’Italia centrale, comprendendo la Toscana, l’Umbria occidentale fino al fiume Tevere, il Lazio settentrionale fino a Roma e i territori liguri a sud del fiume Magra, sviluppatasi in quella che al tempo fu la civiltà villanoviana, detta oggi civiltà pre-etrusca (italici dell’età del ferro), genti giunte a loro volta dal Nord delle Alpi.

Tra il 600 e il 500 a.C il popole etrusco visse un periodo di espansione territoriale che, grazie alle avanzate capacità tecniche, si impose ad altre popolazioni italiche arrivando a controllare un’ampia zona della penisola, dalla Pianura Padana alla Romagna e fino alla Campania (i Piceni, i Dauni, i Campani, i Lucani). Anche il Lazio e la Campania caddero sotto l’influenza etrusca. A Roma regnò la dinastia dei Tarquini fino alla successiva romanizzazione.

I Greci, che chiamavano gli etruschi “i tirreni” e che al tempo iniziavano la penetrazione della costa salentina attraverso rapporti commerciali pacifici, svelarono ben presto il loro intento di controllo del territorio. Fu con il loro arrivo nell’etrusca Capua che iniziarono gli scontri a causa di una rivalità commerciale e politica del territorio.

Altri scontri si ebbero per il controllo della costa orientale della Corsica (540 a.C) in cui le forze etrusche sconfissero i Greci di Focea, città di cui Alalia era una colonia.

LE CITTA’

La fondazione delle città iniziava tracciando il sulcus primigenius, un solco effettuato nel terreno con un aratro trainato da una coppia di buoi lungo il futuro perimetro delle mura.

Ogni città era recintata da mura imponenti per evitare l’aggressione da parte di ospiti indesiderati e l’accesso avveniva attraverso porte monumentali con copertura ad arco.

città etrusca in Toscana

Le città etrusche erano solide e all’avanguardia, munite di opere fognarie, acquedotti, strade ben livellate, drenate e perfettamente levigate. Sul punto più elevato si ergeva l’Acropoli, dove si innalzavano i templi per rendere omaggio agli dei e agli antenati.

L’intera organizzazione politica e sociale era concentrata nelle mani degli anziani.

Gli anziani si riunivano in consiglio per eleggere i sovrani, i lucumoni, i quali avrebbero garantito il potere giudiziario e militare. Sotto ai sovrani vi erano gli esponenti delle grandi famiglie aristocratiche, proprietarie di terreni e miniere.

Molte famiglie aristocratiche si avvalevano dei consigli dei lautni, ai quali venivano affidati incarichi di particolare importanza e responsabilità e molti tra loro arrivarono a godere di tanto rispetto da venire seppelliti nelle tombe insieme alla famiglia che li proteggeva. Seguivano i ceti popolari che lavoravano nell’agricoltura, nell’estrazione dei metalli, nel commercio e nell’artigianato ed infine gli schiavi e i servi semi liberi; questi ultimi potevano possedere greggi e terre proprie.

L’Etruria si estendeva su un’area di suoli pianeggianti e collinari molto fertili, che vennero resi ancora più produttivi attraverso efficaci e elaborate tecniche idrauliche di drenaggio e di irrigazione. Le coltivazioni più importanti (cereali, olivo, vite, alberi di frutto) si aggiungevano a quella degli alberi di alto fusto che fornivano abbondante legname pregiato, utilizzato nell’edilizia civile e nella cantieristica navale, che all’epoca era molto florida.

Il territorio forniva giacimenti minerari di rame, argento, piombo, allume e soprattutto ferro. Il ferro era talmente abbondante nell’isola d’Elba che i Greci, navigandovi intorno, l’avevano soprannominata «la Fumosa» per il fumo che si levava senza interruzioni dai grandi stabilimenti che gli Etruschi vi avevano impiantato.

Nelle sculture, al posto del pregiato marmo, gli artisti si accontentavano della pietra calcarea e dell’argilla per ottenere la terracotta, da qui il modello di figure alquanto schematiche e rigide, sicuramente lontane dall’armonia tipica dell’arte greca classica, ma l’interesse degli etruschi si concentrava più sui dettagli decorativi, sui gesti e sui volti per comunicare vitalità ed espressività.

bucchero etrusco

Gli Etruschi cominciarono presto a esportare metalli grezzi, ma ben presto si diedero al commercio di oggetti lavorati e di pregio: gioielli, vasellame di lusso, suppellettili, ceramiche. A partire dal VII secolo a.C. si distinsero nell’esportazione di buccheri, le famose brocche realizzate con ceramica lucida e nera con impressi rilievi a stampa.

LINGUA E SCRITTURA

Gli etruschi furono la prima popolazione dell’Italia ad adottare un sistema di scrittura basato su un alfabeto proprio. Dato che questo alfabeto conobbe delle modifiche ed evoluzioni nel corso dei secoli, alcuni testi sono apparsi per anni agli studiosi come “criptati”. Testi di apparente facile lettura ma difficili da interpretare, come se ci fosse un codice, e la chiave di questo codice fosse misteriosa.

E’ noto anche che con l’andare del tempo gli etruschi utilizzarono le iscrizioni trovate sui manufatti greci che importavano per arricchire il proprio alfabeto. L’etrusco fu una lingua parlata solo da questa popolazione e scomparve con la conquista romana dell’Etruria.

alfabeto etrusco

IL POPOLO

Il nudo per gli etruschi non solo non era un problema ma era una condizione quasi naturale. Si sentivano a loro agio, non provavano imbarazzo o condizionamenti psicologici. Nelle raffigurazioni a Tarquinia ma anche a Vulci o a Chiusi, personaggi e figuranti vengono spesso rappresentati nudi o coperti unicamente da una fascia annodata sui fianchi o da un variopinto scialle semplicemente appoggiato sulle spalle o sulle braccia, altre volte sono vestiti con una sorta di giubba che copre solo “dalla cintola in su”.

Le donne – come si approfondirà più avanti – erano molto libere nell’abbigliamento, molto seduttive, amavano agghindarsi di semplici veli o di abiti ricchi e sfarzosi, truccate, ingioiellate, ed incorniciavano il viso con i lunghi capelli che intrecciavano in elaborate acconciature.

470 a.C.

I pittori negli affreschi usavano colori diversi per rappresentare uomini e donne: rosso scuro per dipingere il corpo maschile, per quello femminile colori più chiari. Ciò veniva fatto non solo per rispondere alla necessità di distinguere “a colpo d’occhio” il maschile dal femminile, ma anche perché la popolazione maschile, essendo più spesso sotto agli effetti dei raggi del sole (e poco vestiti), assumeva facilmente quel caratteristico colore rosso di pelle scottata dal sole; le donne invece, che evidentemente non amavano esibirsi al sole e si coprivano con tuniche, conservavano una carnagione chiara e perlacea.

Per i bambini era del tutto normale stare senza vestiti. Negli affreschi vengono raffigurati in mansioni tipici della loro età: per mano ad una persona anziana, mentre si tuffano per fare un bagno o giocano tra loro nei cortili.

RELIGIONE E PRATICHE FUNERARIE

La pratica funeraria dell’antica Etruria consisteva nella sepoltura dopo aver incenerito il corpo (prassi quest’ultima ereditata dalla precedente civiltà villanoviana). I resti dopo l’incenerimento venivano raccolti e mantenuti in larghi vasi biconici, sui quali spesso veniva modellata la testa del defunto.

Canopo etrusco

Le prime necropoli erano scavate con tombe a fossa in cui veniva calati i vasi, oppure a grotta. Le sepolture veniveno poi coperte da pesanti lastre di tufo o pietra e, nel caso delle famiglie più benestanti, si creavano veri e propri “appartamenti” addobbati con tutti gli oggetti appartenuti ai defunti che avrebbero accompagnato alla nuova vita ultraterrena. E’ proprio da queste tombe che proviene buona parte di ciò che sappiamo dei nostri avi italiani.

La cremazione (pratica che venne abolita con l’avvento del cristianesimo), lasciando dei frammenti ossei ha consentito agli studiosi di analizzare il DNA e risalire alla discendenza etrusca.

Tomba degli Scudi a Tarquinia

Gli Etruschi erano politeisti, adoravano più dèi e gli antenati.

Le divinità rappresentavano le forze della natura:

Uni, la dea della famiglia; Aplu, dio del sole; Turan, la dea della bellezza; Nethuns, dio del mare; Menervia, dea della sapienza e così via.

Northia, la dea del tempo

Demetra, la Dea delle stagioni

Gli dèi etruschi erano vendicativi verso le debolezze degli uomini, e per scongiurare la loro ira dovevano essere loro offerti sacrifici, talvolta anche umani.

Tavole di Pyrgi

L’arte divinatoria era l’arte di indovinare il volere degli dèi e quella dei propri avi che se restavano a vegliare anche dopo la morte. Essa era compito degli “anziani” che la tramandavano di padre in figlio.

Nella cultura etrusca la divinazione occupava un ruolo fondamentale. Si basava sul concetto di predestinazione, secondo il quale la vita di ogni essere vivente sarebbe già stata scritta fin dalla nascita e che permetteva di prevedere, attraverso lo studio di segni specifici, la volontà divina e il proprio destino.

Tavola di Cortona

Tra i ritrovamenti archeleogici i tanti manufatti in bronzo riproducono le parti interne degli animali, che poi furono estese anche alla riproduzione delle parti del corpo umano, dimostrano come si passò dalla pratica di divinazione alle arti mediche. L’osservazione degli apparati interni degli animali aveva sviluppato delle sofisticate conoscenze mediche nella cura delle malattie. Attraverso la conoscenza accurata dell’anatomia si utilizzava tutta una serie di piante medicinali a scopo curativo.

LA DONNA ETRUSCA

E vengo ora a quello che è senz’altro l’aspetto che mi interessa di più della civiltà dei nostri antenati. La donna etrusca era la più libera nelle società antiche: raffinata, elegante, indipendente, descritta dagli altri popoli bellissima, forse in virtù di quella che, come spiegherò più avanti, era considerata sfrontatezza, ma che in realtà era il segnale di una forte emancipazione all’interno della sua società.

Busto di Arianna, III sec. a.C.

L’alto livello di benessere economico della società etrusca fece sì che, già in età arcaica, le donne uscivano dalle mura domestiche per partecipare in maniera attiva alla vita pubblica, tanto da essere definite da alcune studiose le prime femministe dell’età antica.

Sono numerosi i graffiti e le incisioni che dimostrano il loro potere e l’attribuzione di compiti altrove prerogativa degli uomini, come ad esempio l’allevamento del bestiame e l’artigianato impiegato per la fabbricazione di utensili.

Il ritrovamento di morsi di cavallo rinvenuti nelle stanze (oltre a un’infinità di specchi, gioielli e unguentari) provano il fatto che le donne si muovessero in autonomia, senza un padre o un marito che le accompagnasse.

La donna aveva inoltre diritto ad una propria tomba ed era titolare di atti di compravendita e di successione ereditaria.

Nobile fanciulla etrusca, IV sec. a.C.

Un altro aspetto importante consiste nel fatto che, come attestano le iscrizioni, conservavano nel matrimonio il proprio cognome trasmettendolo agli eredi. A Roma invece le donne venivano identificate esclusivamente con il nome della gens (famiglia) alla quale appartenevano (Tullia, Iulia, Cornelia, e così via) e lo stesso accadeva in Grecia e nella maggior parte del resto del mondo.

I nomi etruschi più comuni erano Velelia, Anthaia, Thania, Larthia, Tita, Nuzinai, Ramutha, Velthura, Thesathei.

In merito all’educazione dei figli le madri non erano poste sotto la tutela del padre o del marito. Potevano educare i figli a prescindere da quale fosse lo status del padre, al contrario di quanto invece avveniva presso altri popoli dove era l’uomo a decidere del destino dei figli mentre le donne erano escluse da qualsiasi ruolo decisionale.

Premesso che le donne di cui abbiamo più notizie sono perlopiù quelle benestanti, che potevano permettersi di commissionare affreschi o suntuosi sarcofagi, i reperti che ci sono giunti ci hanno tramandato l’immagine anche di altri ranghi, regalandoci un ritratto di donna orgogliosa, raffinata e gentile. La donna etrusca gradiva i piaceri mondani, amava vestirsi bene e indossare gioielli preziosi e di buona fattura, dedicava molto tempo alla cura del corpo e sperimentava acconciature elaborate.

Si pensi ad esempio a Larthia Seianti, la dama del Museo Archeologico di Firenze, vestita con una lunga tunica decorata con borchie e che porta preziosi gioielli d’oro, vistosi orecchini a disco e un’armilla sul bicipite.

Larthia Seianti 150 a.C.

Le acconciature delle donne etrusche aprono la strada a quell’innovativo senso del movimento, dello studio di forme e volumi di uno stile che diventerà tipicamente italiano. Si trovano varianti di capelli dal castano scuro fino al biondo. Le chiome venivano curate con oli e pomate estratte dalle piante e venivano utilizzate anche tinte. La tintura veniva effettuata con un miscuglio di iperico, lenticchie, salvia e capelvenere per rendere più scuri i capelli, feccia di aceto, olio di lentisco e succo di mela cotogna e ligustro per riflessi più chiari.

specchio etrusco in bronzo

Se inizialmente andavano di moda i capelli lunghi, liberi sulle spalle a coprire le orecchie, col tempo prese la moda dei raccolti, legati in una coda laterale o intrecciati dietro alle spalle. Più avanti si passò ai raccolti tenuti insieme da una retina.

Dalle tribune dalle quali gli spettatori assistevano alle gare sportive c’erano donne di ogni età. C’è un affresco (raffigurazione tombale di Tarquinia) che ritrae una coppia con la donna che abbraccia l’uomo. Questo gesto, con la donna a prendere l’iniziativa, è segno del fatto che tra uomini e donne vigesse parità e libertà di esprimere i propri sentimenti anche in pubblico.

Di ciò va dato merito anche agli uomini etruschi, che banchettavano insieme con le mogli avvolti nella stessa coperta e per nulla gelosi se accanto ad esse sedevano stranieri coi quali brindavano con calici colmi.

banchetto etrusco

Erano, queste, tutte abitudini che altrove destavano forte scandalo, poiché fuori dall’Etruria, basti pensare al mondo ellenico, le uniche donne ammesse ai banchetti erano le etere, in buona sostanza le prostitute: altrove era ritenuto disdicevole che una donna di buona famiglia prendesse parte a festeggiamenti pubblici. Di conseguenza, la costante presenza delle donne presso le funzioni sociali, alimentò tutta una serie di maldicenze presso gli scrittori greci, che divulgarono una quantità di manoscritti pregni di pregiudizio (oggi li chiameremmo semplicemente maschilisti).

Fu invece proprio merito degli etruschi se banchetti e manifestazioni non rimasero a lungo prerogativa dell’aristocrazia, ma divennero una consuetudine estesa a tutte le classi sociali.

Figuriamoci quale fu l’impatto dei greci (uomini) quando videro che le donne facevano ginnastica, coperte da semplici veli, in compagnia dei maschi: un vero e proprio scandalo.

Forse presso gli etruschi non troveremo una Cornelia che dice indicando i figli “questi sono i miei gioielli”: le donne etrusche i gioielli amavano indossarli; e così pure amavano gli abiti lussuosi, le acconciature importanti e il trucco vistoso, ma tutto ciò non può certo giustificarne la fama di donne dissolute.

Un’altra caratteristica peculiare che rende il popolo etrusco terribilmente moderno (e per questo criticabile) era la libertà di linguaggio, totalmente privo di inibizioni, come è stato riportato proprio negli scritti di quegli autori greci che ci definivano “un popolo di immorali”.

Non è un caso se l’influsso dei Greci e dei Romani, per non parlare dell’avvento del cattolicesimo, portarono alla regressione della condizione sociale della donna italica.

SESSO E RAPPORTI

Quello che i greci definivano il popolo degli immorali trovava invece nell’amore coniugale la sua massima espressione. La donna aveva un ruolo importantissimo nell’intimità familiare, nell’offrire al proprio uomo rifugio e protezione, era una consigliera, cosa che indispettiva e irritava alquanto gli stranieri, abituati a discutere tra uomini di faccende sociali e politiche.

Gli etruschi avevano in grande considerazione il matrimonio e il rapporto esclusivo con il proprio coniuge; non praticavano la poligamia e la struttura dei loro rapporti familiari non era dissimile da quella odierna.

I rinvenimenti delle incisioni etrusche sottolineano proprio questo rapporto simbiotico uomo-donna, mostrando coppie teneramente abbracciate che si guardano amorevolmente negli occhi. Guardate le immagini: non è tanto la voluttà sensuale che pervade il loro sguardo quanto la reciproca armonia.

Sarcofago di Larth Tetnies e della moglie Thanchvil Tarnai, IV sec. a.C

Urna degli sposi a Volterra

Sarcofago di Arnth Tetnies e della moglie Ramtha Visnai, 370 a.C.

Sarcofago degli Sposi, famiglia nobile del VI sec.a.C.

Nonostante fosse aperta alle influenze dei popoli stranieri con cui veniva a contatto, quello che rimase immutato nei dieci secoli di esistenza della nazione etrusca fu questa persistente concezione della inviolabilità – quasi sacralità – del rapporto esclusivo tra un uomo e una donna, cristallizzato nella forma del matrimonio.

Anche la maternità è presente in ogni raffigurazione e scultura, come la Mater Matuta che allatta il figlio (foto sotto), la dea italica del mattino e dell’aurora, protettrice della fecondità e della nascita.

La dea Kourotrophos (colei che nutre il bambino)

In Etruria anche i giovani usavano depilarsi il corpo, forse perchè era sempre in mostra. Gli etruschi non approvavano l’omosessualità, ma non è escluso che essendo tanto sensibili e aperti possano averla accettata e marginalmente praticata. Quel che è certo è che non entrò mai nel costume.

Ovunque le rappresentazioni mostrano, con grande naturalezza, scene di sesso tra uomo e donna.

(di Agatha Orrico)

Scritto per Rivista Letteraria Storie Leconte Roma

Fonti:

  • I Segreti della via etrusca
  • ETRU Museo Nazionale Villa Giulia
  • Le radici della religione etrusca
  • L’ombra lunga degli Etruschi
  • Etruria popolo italico
  • The etruscan world

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Agatha

Giornalista free-lance Web Journalism Editor e Correttore bozze Collaborazione con rivista letteraria Storie - Roma Recensione dischi e Live per Magazine Shiver Un Fachiro al Cinema Magazine critica cinematografica Articoli viaggio per casa editrice Viaggi Milano

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