Il 13 febbraio 1970 una band di Birmingham pubblica il suo album di debutto, col titolo omonimo di Black Sabbath. A pochi giorni dalla sua uscita il disco approda sul mercato statunitense e finisce tra le mani di un critico musicale emergente di nome Lester Bangs. Lester dopo aver ascoltato alcune volte il disco si siede alla macchina per scrivere e inizia a schiacciare forsennatamente sui tasti. Va avanti per tutta la notte mettendo insieme ben cinque paragrafi di recensione. Quei cinque paragrafi sarebbero poi stati pubblicati sul magazine Rolling Stone. La cosa incredibile è che delle 575 parole scaturite dalla penna di Bangs nemmeno una è positiva: si tratta di una stroncatura apocalittica, dall’inizio alla fine. Il frontman dei Black Sabbath Ozzy Osbourne non si degna neppure di leggerla quella recensione. Tutti i musicisti usano dichiarare di non curarsi delle recensioni – anche quando non è vero – ma nel caso di Ozzy, che è dislessico, probabilmente l’affermazione ha un che di  veritiero. Ma come è ovvio qualcuno dei suoi collaboratori deve avergli riferito il contenuto di quella recensione avvelenata.

 

Lester Bangs

Bangs non era il solo ad aver demolito i Black Sabbath, tant’è che l’album non ricevette una grande accoglienza da parte della critica. Robert Christgau scriveva sul The Village Voice che il disco era una  “bullshit necromancy.” Un altro giornalista aveva praticamente massacrato l’immagine del chitarrista Tony Iommi, tanto che – come ricorderà Ozzy nel suo libro autobiografico del 2010 – “quando un giorno i due  si trovarono faccia a faccia in un hotel di Glasgow, Tony era passato alle mani e quel tipo aveva rischiato di finire all’ospedale”.

Bangs morirà dodici anni più tardi, a soli 33 anni, e verrà inscritto negli annali come uno dei più importanti critici musicali della storia. “Molti l’hanno definito un genio delle parole” scrive Osbourne  “ma per noi non era molto più che l’ennesimo coglione pretenzioso.”

Il tempo ha provato che Bangs e i suoi compari si sbagliavano. L’album, nonostante il poco consenso della critica, ha avuto il suo corso d’onore e ha venduto milioni di copie, oltre ad essere considerato una pietra miliare dell’heavy metal. Il Magazine Rolling Stone è addirittura tornato sui suoi passi qualche tempo dopo cercando di rimediare all’errore piazzando l’album al numero 238 della sua lista dei 500 migliori album di tutti i tempi.

E allora perché le recensioni negative avevano indisposto i Black Sabbath al punto di portare Iommi a voler prendere a pugni in faccia un giornalista e Ozzy a ricordarsi di quelle esatte parole per ben 40 anni? Semplice: nel 1970—quando ancora Internet, MTV e le radio satellitari non esistevano—le recensioni erano una preziosa fonte di informazione per chi amava la musica. Le recensioni non erano solo la base per farsi un’opionione, ma per vendere dischi.

Già Bangs aveva sminuito il proprio ruolo e quello della critica confessando, nell’ultima intervista rilasciata: “Siamo onesti, se senti un pezzo alla radio, ascoltarlo ti porterà a comprarti quel disco molto più di ogni cosa che ci potrai leggere. Specialmente perché parecchia gente non ama nemmeno leggere.” In questo Bangs aveva ragione: i più grandi nemici di un critico musicale sono le orecchie degli ascoltatori.

Quello che Bangs non poteva sapere era che, qualche decina di anni dopo la sua morte, ogni paio di orecchie in circolazione avrebbe avuto a sua disposizione una libreria praticamente infinita di album, canzoni e bootleg risalenti a qualsiasi epoca, e per ascoltare una qualunque di queste cose gli sarebbe bastato pigiare un bottone.

Black Sabbath Official

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Agatha

Giornalista free-lance Web Journalism Editor e Correttore bozze Collaborazione con rivista letteraria Storie - Roma Recensione dischi e Live per Magazine Shiver Un Fachiro al Cinema Magazine critica cinematografica Articoli viaggio per casa editrice Viaggi Milano

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