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Giu

CLAUDIA RUGGERI LA POETESSA TRISTE

« Oppure mi sarei fatta altissima
come i soffitti scavalcati di cieli »

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Un sabato pomeriggio una ragazza va a confessarsi nella chiesetta di San Lazzaro in un piccolo centro vicino a Lecce. Dopo essersi confessata fa la comunione. La sua tranquillità non lascia presagire quello che accadrà. Torna a casa, trascorre la sera leggendo, scrivendo e pensando. All'una e trenta si lancia nel vuoto, dal balcone di casa.

 

Il 27 ottobre di 20 anni fa moriva suicida, a soli 29 anni, la poetessa napoletana Claudia Ruggeri (1967 - 1996). Personalmente mi colpisce la sua straordinaria bellezza, fragile e classica, nel senso più antico del termine. Davvero bellissima.

 

Era una rivoluzionaria della poesia italiana, sperimentava e rompeva gli schemi.

 

Cominciò a scrivere ispirandosi a D'Annunzio e Alighieri e, certo, le sue poesia sono impegnative e non per tutti, ma ciò non spiega il silenzio attorno ai suoi lavori da parte della critica letteraria, molti dei quali l'avevano sbeffeggiata quando era in vita.

La poesia della Ruggeri è feroce, a tratti decadente, dissacrante. E' un caos linguistico che chiede al lettore uno sforzo, gli chiede di tendere la mano, di fidarsi. C'è il terrore del vuoto.

 

Avrebbe dato tanto se il suo tormento interiore non ce l'avesse portata via così presto.