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Mag

LA SEDUZIONE LETTERARIA.

Pubblicato su "Il Mondo in un libro" maggio 2015.

 

Felice Casorati

Felice Casorati

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La seduzione è solo l’odore della seduzione, senza più sostanza, l’erotismo una leggera parvenza, come mettersi un profumo”.

Daniele del Giudice

E' astuto. E' elegante. E' gentile. Usa la parola per incantare, fingendosi disinteressato. La sua conquista più che fisica è mentale e la sua preda è sempre una donna: è il seduttore.

Il n’est point de serpent ni de monstre hideux, qui par l’art imité ne puisse plaire aux yeux”. Questi celebri versi di Boileau illustrano l'idea, che parrebbe tutto sommato desueta e stigmatizzante, di quanto si può intendere per “seduzione letteraria”, dove il serpente rappresenta il simbolo dell'uomo e del terreno nel quale agisce per conquistare una donna servendosi del potere incantatore e magico delle parole. In letteratura, in particolare in quella ottocentesta, se ne trovano diversi esempi, qui ne citerò alcuni dei più rappresentativi. E' interessante notare come in ogni trattato si riscontrino diverse analogie nella rappresentazione del seduttore.

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Esempio classico e esemplare di seduttore ottocentesco appare ne il “Diario di un seduttore”, di Kierkegaard.

Un uomo passeggia per le fredde vie di Copenhagen, osservando il mondo attorno a lui come fosse un'illustrazione. Osserva, specula, in cerca di un'occasione. Gli basta poco per individuare la sua preda, una frase rubata, una banale esclamazione, che gli facciano intuire che la giovane è soggiogabile. Ecco allora un gentile saluto, un timido sorriso, un gesto, un'occhiata particolarmente intensa, poche parole, e la donna si accorge di lui. Pochi gesti che lasciano nella sconosciuta una lieve iquietudine, un turbamento, una seppur vaga agitazione.

E così che il protagonista de “Il diario di un seduttore” conquista e agita le sue prescelte, in modo gentile, timido e apparentemente innocente, ma allo stesso tempo studiato nei minimi dettagli.

La sua identità è raffinata, non un volgare corteggiatore capace di prendersi materialmente l'oggetto di conquiste. Johannes è subdolo: agisce sulla mente della malcapitata, rubandone per un'ora o per pochi istanti l'anima senza che ella se ne accorga. Nella sua strategia di conquista è la donna che, del tutto inconsapevolmente, ammaliata dalle sue dolci parole, viene a lui.

La fretta non gli appartiene. Sta nella pazienza, nella calma, nell'elaborazione accurata del suo piano di conquista tutto il godimento dell'uomo che, solo come premio finale, si concederà all'estasi finale. Ma quello non è che il premio a tutta l'energia spesa durante la preparazione del suo piano di seduzione, sta lì il suo vero capolavoro. Il desiderio è continua tensione, la donna si trasforma in innocente complice di questo gioco che la porterà inevitabilmente alla sofferenza e all'infelicità, in quanto destinato a svanire una volta raggiunto l'obiettivo. L'arteficio diventa quasi realtà.

Imprescindibile alla riuscita del suo famelico piano è la fuga finale, infatti è in quella che egli trova la risoluzione della sua malefatta.

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Altro esempio di seduttore si ritrova ne “Le relazioni pericolose” di Choderlos De Laclos, pubblicato nel 1782. Questo romanzo descrive due figure smisuratamente artificiose quanto prive di scrupoli, la marchesa di Marteuil e il Visconte di Valmont. Quest’ ultimo impersona una figura di seduttore altero e gentiluomo che non affida nulla al caso giacché egli è assolutamente determinato e razionale nel conquistare una giovane nobildonna. Interessante qui notare, e fulcro del romanzo, la tensione amorosa latente e sotterranea tra la Marchesa ed il Visconte, uniti nel loro diabolico piano di irretire la giovane con l'arma della parola.

Stessa sorte spetta alle donne sedotte nel romanzo di Guy de Maupassant “Bel Amì” dall'affascinante Duroy, che ha i tratti di un uomo sostanzialmente mediocre eppure di ambizione sfrenata. Egli esercita il suo potere oratorio sulle donne, riuscendo così ad ottenere il proprio successo nel mondo usandole come meri strumenti per la sua realizzazione personale. Duroy è un doppiogiochista che, non potendo fare a meno delle donne, se ne serve. Le lusinga e le seduce senza i tormenti della colpa o del dubbio.

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Camaleontico, chimerico, incoerente ed inconsistente è invece Andrea Sperelli, l'ambiguo protagonista de “Il piacere” di Gabriele D'Annunzio.

D'Annunzio esalta l’ambivalenza della figura di Sperelli, il suo oscillare tra la ricerca del piacere di due donne, l'uno passionale e carnale, l'altro puro e mai consumato, come di fratellanza.

L’ambiguità sta dunque anche nella sovrapposizione sentimentale ed erotica dell’una e dell’altra delle sue donne, simboleggiante la tensione verso un connubio tra le proprie due anime che risulta tuttavia impossibile. Il finale, dove il protagonista confonderà i nomi delle due vittime sacrificali, sancirà la sua sconfitta e il definitivo declino della sua condotta.