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SICILIA

 

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Settembre 2014 - La Sicilia è femmina come la triscele, simbolo della sua bandiera.
La Sicilia è femmina come il suo nome, attribuito dalla leggenda alla giovane figlia di un re del Libano al quale era stato predetto che, compiuti sedici anni, la figlia sarebbe stata divorata da un terribile mostro. Allora per salvarla la mise in una barca e la lasciò andare in balia delle onde che la portarono in una meravigliosa isola incantata che avrebbe preso il suo nome.

La Sicilia è femmina come le donne che nel 250 a.C. si tagliarono le lunghe trecce per costruire le corde degli archi che sconfissero i Cartaginesi.

La Sicilia è femmina come la bellissima Damarete, regina di Agrigento, o come le sagge Costanza D’Altavilla e di Svevia, che regnarono saggiamente al posto dei figli bambini per molti anni, o come Cleopatra la siciliana, che uccise i suoi avversari e si avvelenò pur di non cadere in mano ai nemici.

La Sicilia è femmina come Macalda di Scaletta che nel 1200 usava il suo fascino e la spada per sfidare gli avversari a duello.

La Sicilia è femmina come una delle più grandi donne della storia siciliana, l'abile donna d'affari Franca Florio, o come Nina Siciliana e Mariannina Coffa, poetesse del XIII secolo.

La Sicilia è femmina come le femministe ante litteram, Genoveffa Basso e Suor Dorotea Bellini, che nei loro scritti del 1735 parlarono per prime di pari opportunità.

La Sicilia è femmina, come le rivoluzionarie Santa Miloro, Giuseppa Calcagno, Antonina Cascio, Rosa Donato, Maria Teresa di Lana, che combatterono in prima persona nel Risorgimento, come Peppa ‘a cannunera, postina di Barcellona Pozzo di Gotto, che a Catania fece piazzare un cannone nell’atrio di un palazzo, alle spalle dei borbonici, e accese personalmente la miccia.

La Sicilia è femmina come la prima donna che ha divorziato in Italia, la baronessa catanese Maria Paternò o come la prima donna che ha indossato i pantaloni in Europa, Massara Francisca.

La Sicilia è femmina come le donne che fondarono la prima scuola estiva per donne che doveva migliorare la loro cultura.

La Sicilia è femmina come Annetta Tasca Bordonaro, che aprì nel lontano 1916 il più grande ospedale militare dell’isola, e come Maria Conti che incitò le altre donne in fila per un pezzo di pane a sollevarsi contro la guerra. E' femmina come Maria Costantino, Anna Guida, Vincenza Buscemi, Concettina Mezzasalma, Antonina Profita che occuparono le terre nel dopoguerra.

La Sicilia è femmina come la coraggiosa Maria Occhipinti, che, incinta di cinque mesi, il 4 gennaio 1945 si sdraiò dinanzi alle ruote di un autocarro militare impedendo la partenza delle giovani reclute ragusane che in guerra non ci volevano andare.

La Sicilia è femmina come le siciliane che hanno iniziato la resistenza italiana nei primi di agosto 1943.

La Sicilia è femmina come Ottavia Penna Buscemi, la prima italiana a essere votata Presidente della Repubblica nel lontano 1946, femmina come la prima donna sindaco di un capoluogo Elda Pucci, e Anna De Maria, sindaco delle Eolie. Femmina come Margherita De Simone e Pia Nalli, le prime donne preside di una facoltà. Come Gina Mare, l'antifascista che illustrava alle donne i diritti da rivendicare.

La Sicilia è femmina come la fondatrice della Sellerio, una delle case editrici più importanti d'Italia.

La Sicilia è femmina come Franca Viola che nel 1965 si rifiutò di sposare il mafioso che l’aveva rapita e stuprata.

Livia de Stefani

 

La Sicilia è femmina come la grandissima Livia de Stefani, la prima scrittrice donna che denunciò il potere mafioso facendo nomi e cognomi, e come tutte le donne siciliane che hanno lottato e lottano contro la mafia: Giovanna Rampolla, Francesca Serio, Felicia Impastato, Saveria Antiochia, Michela Buscemi, Piera Lo Verso, Rita Atria, Giovanna Giaconia, Rita Borsellino, Sonia Alfano, Maria Falcone.

La Sicilia è femmina come Giusy Nicolini, il sindaco di Lampedusa che più di ogni altro sta dimostrando la sua grande umanità.

La Sicilia è femmina, come tutte quelle donne che avrò dimenticato di citare, e come quelle che ogni giorno in silenzio e con dignità studiano, lavorano, accudiscono i figli e portano avanti la cultura ed il rispetto delle reciprocità.