9
Gen

MASHROU' LEILA: L'INDIE-POP CHE ARRIVA DA BEIRUT.

La band al completo

La band al completo

 

Bob Dylan sta all'occidente come i Mashrou' Leila stanno al mondo arabo.

Se Dylan traduceva in canzoni le ingiustizie del mondo, la band indie-pop dell'underground libanese affronta i temi della politica, omosessualità, donne velate e integrazione interpretando un malcontento generazionale. Leader del  progetto notturno, questa la traduzione dall'arabo di Mashrou' Leila  composto da 6 studenti di architettura dell' Università di Beirut (compresa una ragazza), il carismatico vocalist Hamed Sinno, spirito essenziale del gruppo, definito dalla stampa il Freddy Mercury del mondo arabo: oltre alla somiglianza fisica (benché più aggraziato e meno caricaturale) e alla prepotenza vocale che lo apparentano all'arrembante frontman dei Queen, anche lui è gay dichiarato.

 

Hamed Sinno, front-leader della band

Hamed Sinno, front-leader della band

Quanto ai testi, hanno un’urgenza belligerante che arriva prima della musica; nelle parole prendono voce con naturalezza le aspirazioni dei giovani arabi. Parole usate come pallottole da questi artisti armati di chitarre e violini che pure non hanno la pretesa di diventare dei paladini.

Nel 2012, in segno di solidarietà verso i palestinesi ai quali l'Apartheid israeliano impedisce di partecipare ai concerti, costringendoli a varcare la frontiera della Giordania per assistere ai live, hanno coraggiosamente boicottato l'esibizione come supporter dei Red Hot Chili Peppers all'Hayarkon Park di Tel Aviv, nell'antico villaggio raso al suolo dalla milizia israeliana in un raid di pulizia etnica.  Ci vuole fegato per rinunciare ad un'occasione del genere.Canta Sinno: «Possiamo tenere gli occhi aperti mentre ci gettano sabbia e vedere ancora, rifiutare di mangiarci a vicenda e dire loro che non siamo affamati, scuotere la gabbia in cui siamo finché cadrà».

Raasuk, titolo del terzo album dei Mashrou' Leila, è stato prodotto grazie a un crowdfunding - un finanziamento collettivo - attraverso la piattaforma araba Zoomaal che ha raccolto 66.000 dollari grazie al supporto di centomila fans su Facebook e oltre 500 supporter da tutto il mondo. L'Italia delle occasioni perse non credo abbia la disposizione mentale giusta per accogliere questa novità; l'editoria pare invece essersi accorta della letteratura araba, considerata espressione di una cultura che è l’oggetto privilegiato di disinformazione e banali stereotipi, i cui effetti ricadono su tutto ciò che riguarda quel mondo.

 

GUARDA IL VIDEO "FASATEEN":

 

LEGGI L'ARTICOLO PUBBLICATO SU STORIE

 

LEGGI ANCHE L'ARTICOLO SUI LACUNA COIL