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ECCO COME NOI GIORNALISTI STIAMO FACILITANDO LA SCALATA DEGLI STRONZI.

 

Non è facile essere dei bravi giornalisti, no....se è per questo non è proprio facile essere giornalisti e non è facile esserlo in Italia. Pare che per fare del giornalismo basti buttare una notizia nel tritacarne dell'informazione e sfornare un paio di frasi scioccanti. E' un po' che sto cercando di capire che succede al giornalismo e come abbiamo fatto a precipitare dal decente all'indecente.

La facilità con la quale spuntano gli sciacalli ogni qual volta succeda un fatto grave è impressionante, nessuno viene risparmiato, non esiste alcun filtro all'indecenza, è un trionfo di storie ingigantite condite da cattiveria. Esiste un vaccino contro la cattiveria e l'imbecillità?

Eppure io me lo ricordo il vademecum per spiegare ai giornalisti il modo corretto di raccontare gli eventi più cruenti, mai sensazionalizzare la paura e mai rendere i responsabili delle celebrità; non mostrare foto o video che documentano violenze, e soprattutto non diffondere ciò che dice l'omicida/terrorista.

Insomma, ciò che non si dovrebbe fare è esattamente ciò che fa quotidianamente la maggior parte dei giornalisti italiani.

Lo spettro del fascismo sta tornando? Si. Come, quando è accaduto? E' accaduto sotto ai nostri occhi. C'entra anche l'ignoranza, ma se il fascismo sta riuscendo a radicalizzarsi nel tessuto sociale un motivo c'è, ed è il racconto che se ne fa.

D'altronde perché sorprenderci quando l’attenzione mediatica degli ultimi anni è stata monopolizzata da politici che di democratico hanno ben poco seduti come ospiti fissi dei talk show? La violenza verbale di Salvini e Meloni ha avuto più di chiunque altro spazio in tv e...no, non è necessario finire la frase.

La destra in tv serve ormai solo a commentare i servizi sui negri cattivi e sui rom. Viene chiamata a rappresentare l'italiano vero, che secondo qualcuno sarebbe quello perennemente scocciato e arrabbiato per i soprusi dello straniero. Quello stanco, che già c'abbiamo i nostri di delinquenti senza importarne altri qui....come un mantra ripetiamocelo ogni mattina questo turbinio di frasi fatte che così finiamo per crederci. Poi accade che questo politico, travolto da un'idea di onnipotenza, finisce per diventare prepotente con i deboli e il telespettatore più malleabile ci si immedesima mettendo in atto la stessa rappresentazione nella vita di tutti i giorni, che tanto a prendersela col povero non ci vuole niente.

Goccia dopo goccia, nel giro di qualche anno, tv e giornali sono riusciti a 'normalizzare' la figura del fascista sino a renderla, per qualcuno, perfino tranquillizzante, aumentandone il mito. È perfettamente dimostrabile il collegamento diretto tra il modo nel quale si raccontano certi avvenimenti e la frequenza con la quale vengono riproposti nella vita quotidiana.

Chi porta a termine un gesto insensato cerca la platea, l'applauso, proprio come il suo politico di riferimento. E sa, ha la consapevolezza, che troverà molto spazio sui media. Ecco allora che i media diventano responsabili di un messaggio diseducativo e fuorviante.

E allora mi rivolgo ai colleghi giornalisti: basta dare spazio a chi si mostra dichiaratamente razzista, basta con questa descrizione virile del prototipo di destra – e dai ma come si fa a essere veri uomini indossando a una manifestazione una maschera da scambista di locale porno – chi si crede uomo vero, incazzato, è ridicolo...insomma è solo un gran sfigato.

Basta con trasmissioni per decerebrati addomesticati dalla propaganda politica, con programmi che rincoglioniscono il telespettatore, se ascoltassimo loro sembrerebbe di vivere nella più grossa emergenza di criminalità della nostra storia. Basta dunque col terrorismo mediatico di una tv asservita alle destre che vede in programmi imbarazzanti come Quinta Colonna di Del Debbio o giornalisti come Feltri la sua massima espressione, passando per i vari Belpietro, Sallusti e amici di merende. E' un giornalismo fintamente indagativo, che per mancanza di cultura ha già individuato il suo nemico nel povero, possibilmente negro. E quando ne trova uno che è davvero colpevole – perché esistono e nessuno lo nega - lo devono diventare tutti: colpirne uno per educarne cento, come da vecchia propaganda nazista. Lo sanno anche i sassi, ma dirlo no. Proprio non si può.

Seminare l'odio senza volerne portare il peso no, non si può.

C'è una bella lotta da portare avanti cari colleghi giornalisti, una lotta da combattere a suon di matite e di tastiera. Facciamo uno sforzo di memoria, ritorniamo ai vecchi insegnamenti, torniamo al giornalismo sano, a usare un po' meno burinismo e un po' più di sostanza. Vogliamo veramente contrastare la scalata degli stronzi in politica? Beh allora partiamo da noi, cominciando a costruire una nuova narrazione del giornalismo.