Il 17 gennaio 2019 è stato il 58° anniversario della morte dello statista congolese Patrice Emery Lumumba. Un omicidio politico voluto da Stati Uniti, Francia e Belgio per impedire che la ricca nazione del Congo prendesse una piega nazionalista e riuscisse a creare uno stato veramente indipendente capace di gestire le proprie ricchezze naturali. Ricchezze che per quasi cent’anni sono state depredate dal Belgio, che a quei tempi non era che un poverissimo ed insignificante paese europeo e che deve il suo sviluppo non alle miniere di carbone ma alle risorse naturali rubate al Congo. Una colonizzazione selvaggia avvenuta per mano di Re Leopoldo II, durata vent’anni e costata dieci milioni di morti, tanto da essere considerata il primo genocidio avvenuto in Africa e culminata con l’efferato omicidio di uno dei padri della storia africana: Patrice Lumumba.

Patrice Emery Lumumba aveva studiato nella scuola dei missionari cattolici, poi lavorato in una società mineraria e infine si era dato al giornalismo. Nel 1954 l’amministrazione coloniale belga lo registra come “evoluè”, cioè un indigeno che ha studiato – riconoscimento ottenuto da 200 persone su 13 milioni di abitanti! Lumumba cambia lavoro e viene promosso a direttore in una fabbrica di birra, poi svolge alcuni viaggi in Belgio dove entra in contatto con gli ambienti anti-coloniali.

Rientrato crea il MNC (Movimento Nazionale Congolese) ottenendo un forte consenso popolare.

Durante una manifestazione dove sono presenti 10.000 persone nasce una sommossa e muoiono 30 manifestanti; Lumumba va in carcere alcuni giorni ed alla sua liberazione il Belgio, a sorpresa, accorda l’indipendenza. E qui cominciano altri guai.

Il 23 giugno1960 Lumumba diventa Primo ministro della Repubblica Democratica del Congo in un quadro politico che vede buona parte dell’amministrazione e dell’esercito monopolio belga. Lumumba, la cui politica era antisecessionista e antimperialista, sfida l’ex potenza coloniale decretando l’africanizzazione dell’esercito. Diminuisce anche il potere e l’influenza dei capi tribù che minavano l’autonomia del paese.

Qualche mese dopo il generale Mobutu con un colpo di Stato fa arrestare Lumumba e lo trasferisce in un campo militare.

Il 17 gennaio1961 Lumumba e due suoi fedeli (Joseph Okito e Maurice Mpolo) vengono trasportati in aereo a Elisabethville e giustiziati la sera stessa di fronte ai loro grandi nemici: Tshombe, Munongo, Kimba e di altri dirigenti del Katanga secessionista.

Dopo che per oltre cinquant’anni la storiografia ufficiale belga ha tentato di rimuovere dalla memoria collettiva i fatti sanguinari avvenuti in Congo ed il successivo assassinio di Lumumba facendolo passare per “una storia tra negri”, nel 1999 finalmente la verità.

Gèrard Soete, appartenente ai corpi speciali dell’esercito belga, un anno prima della sua morte rilascia un’intervista al giornalista Ludo de Witte nel quale ammette per la prima volta il suo coinvolgimento nell’assassinio dello statista. All’operazione parteciparono anche il colonnello dei servizi segreti Louis Marlière e l’agente dell’Intelligence Lawrence Devlin.

Il corpo crivellato di colpi di Lumumba viene trasportato nella savana e smembrato cinque giorni dopo l’omicidio in 34 pezzi. Il 34 pare non essere un numero a caso in quanto 0034 è il codice internazionale del Belgio. La stessa tremenda fine viene riservata a due compagni di lotta: il Presidente del Senato Joseph Okito e il Ministro degli Interni Maurice Mpolo.

Ecco l’agghiacciante confessione di Soete che vale la pena di ricordare durante il mese commemorativo dedicato al grande statista.

«Era il 16 gennaio 1961. Avevamo fucilato Lumumba nel pomeriggio e l’avevamo seppellito con gli altri. Tornammo nella notte e vedemmo che le mani dei cadaveri spuntavano dal terriccio. Era una calda notte africana, abbiamo cominciato ad ubriacarci per avere il coraggio di compiere una simile operazione. Prendemmo l’acido, quello che si usa per le batterie delle automobili, dissotterrammo i corpi, li facemmo a pezzi con l’accetta; il lavoro più duro fu quello di staccare le membra; poi li sciogliemmo in un barile pieno di acido. Nulla è restato a parte qualche dente. Mi ricordo dell’odore. Insopportabile. Mi sono lavato tre volte dopo ma per giorni sentivo la puzza. Mi sentivo un barbaro».

Questo dunque l’orribile segreto celato da Gèrard Soete e dai suoi complici.

Come confermato più tardi da Lawrence Devlin, responsabile della CIA, inizialmente si era pensato di eliminare lo statista utilizzando del dentifricio avvelenato o dandolo in pasto ai coccodrilli. La scelta finale di eliminare ogni traccia del corpo fu dettata da una volontà precisa di evitare che si creasse un mito che generasse pellegrinaggi presso la sua tomba.

«Tutte le autorità belghe presenti in Katanga hanno approvato in pieno l’operazione» ci tiene a specificare Gèrard Soete, forse per alleggerirsi la coscienza, qualora ne abbia mai avuta una: Soete ha conservato due denti di Patrice Lumumba come souvenir della sua ignobile avventura africana.

Queste brevi e agghiaccianti dichiarazioni dovrebbero far riflettere l’attuale governo belga e suoi cittadini ma, al contrario, il più criminale silenzio è calato sull’anniversario della morte dello statista; il primo per non sottoporsi ad eventuali persecuzioni della giustizia internazionale, i secondi per totale ignoranza dei fatti avvenuti in un lontano paese africano e in tempi remoti.
Solo i congolesi, orfani del loro mito, ricordano questo triste anniversario, reso ancora più significativo dalle miserabili condizioni nelle quali sono costretti a vivere ancora oggi sotto il regime Kabila.

Abbiamo conosciuto le prese in giro, gli insulti e le botte mattina mezzogiorno e sera perché siamo neri” così dichiarava il compianto Lumumba in un comizio durante il suo breve incarico di primo ministro all’indomani dell’agognata indipendenza ottenuta nel 1960.

La morte di Lumumba ha rappresentato un dramma nazionale le cui conseguenze si sono rivelate drammatiche in quanto hanno aperto l’era di una delle più feroci dittature, quella di Mobutu Sese Seko durata 32 anni, seguita da quella del Presidente Kabila.
Il passaggio di testimone tra le due dittature – entrambe appoggiate a fasi alterne dalle potenze occidentali – ha generato due guerre pan africane, riversando il paese in un clima di instabilità politica e perenne crisi umanitaria.

Ironia della sorte, di fronte al rischio d’implosione del paese, si sospetta che dietro agli attuali motti indipendentistici della provincia del Katanga vi siano i criminali di allora, o per meglio dire, i soliti noti: il governo democratico del Belgio e i suoi amici occidentali.

(di Agatha Orrico)

Originale pubblicato sul numero di Gennaio di “Storie d’Africa”

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Agatha

Giornalista free-lance Web Journalism Editor e Correttore bozze Collaborazione con rivista letteraria Storie - Roma Recensione dischi e Live per Magazine Shiver Un Fachiro al Cinema Magazine critica cinematografica Articoli viaggio per casa editrice Viaggi Milano

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