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Feb

STEPPENWOLF: PADRI DELL'HEAVY METAL?

Steppenwolf rockbook

Gli Steppenwolf: da sinistra Goldy McJohn, Michael Monarch, Rushton Moreve, John Kay e Jerry Edmonton (in primo piano)

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Canada 1967 - L'acerbo chitarrista blues John Kay (al secolo Joachim Fritz Krauledat), lasciatasi alle spalle la nativa Germania alla volta di Toronto, aveva in mente grandi progetti per lui e la sua chitarra ritmica. Era stufo di suonare nei pub di Toronto per pochi ubriaconi che gli urlavano di togliersi gli occhiali scuri mentre suonava. Il suo non era un vezzo: soffriva di acromatismo, un fastidioso disturbo alla vista che lo rendeva insofferente alle luci troppo intense restituendogli un mondo in bianco e nero. Profondamente afflitto nel proprio orgoglio Kay riuscì a convincere il resto della band a trasferirsi a San Francisco in cerca di fortuna. Lo seguirono il batterista Jerry Edmonton, il chitarrista Michael Monarch, il tastierista Goldy McJohn ed il bassista Rushton Moreve.

Giunto nella vivace San Francisco, patria dei figli dei fiori, Kay ci mise poco ad entrare nelle grazie del produttore discografico della Dunhill Records Gabriel Mekler. Musicista a sua volta, già rodato dalla collaborazione con Janis Joplin, Mekler divenne la figura decisiva per far decollare la carriera del gruppo. Contribuì ad aprirne il sound grezzo suggerendo toni più aggressivi e incalzanti, vicini all'hard rock e suggerì ai cinque canadesi il nome di Steppenwolf, ispirato dalla lettura appena terminata del romanzo di Herman Hesse “Il lupo della steppa” (un tragico destino porrà fine alla sua esistenza quando, appena trentacinquenne, verrà disarcionato dalla sua moto).

Abbracciando gli umori della contestazione hippy gli Steppenwolf diventarono nel giro di pochi anni, insieme ai colleghi di palco Grateful Dead, coloro che meglio impersonavano lo spirito libero dei giovani contestatori. Nel 1968 uscì l'album omonimo che consegnò la band all'immortalità. Due i brani di punta: “Born to be wild”, destinato a divenire l'inno dei motociclisti di tutto il mondo e “The Pusher” (scritto dal cantante folk Hoyt Axton), spietata denuncia nei confronti dei trafficanti di droga. Il successo venne amplificato dall'inserimento delle due tracce nella colonna sonora del film Easy Rider, road movie anch'esso destinato a divenire un cult generazionale.

Il riff di “The Pusher”, splendida ballata blues rock, anticipò senza ombra di dubbio le tendenze sonore future, mentre le schitarrate distorte di “Born to be wild” gettarono le basi del nascente heavy metal, coniandone la definizione. Scriveva infatti Kay: “I like smoke and lightning, heavy metal thunder, racin with the wind”, cioè “Mi piacciono il fumo e il lampo, il tuono del metallo pesante, correre con il vento”, riferendosi alla marmitta della sua moto (la presunta paternità del termine attribuita a Burroughs, scrittore esponente della controcultura americana, è un'altra storia, dato che la citazione veniva usata come sinonimo di sostanze stupefacenti, delle quali Burroughs faceva largo uso).

L'album “Steppenwolf” è da segnalare anche per il brano 'ecologista' “The Ostrich”, lucida denuncia alla corruzione del sistema e a coloro che, come lo struzzo (traduzione di ostrich) nascondono la testa sotto la sabbia per non vedere il marcio che li circonda.

Fu il tastierista Goldy McJohn (quello dall'assurda chioma very wild, guardatevi la foto in apertura) ad inserire per la prima volta un organo all'interno di un tessuto rock, conferendo al suono quel piglio innovativo che sarebbe stato poi ripreso da altre band di lì a venire (non ultimi i Doors); purtroppo, nonostante l'innegabile talento, Goldy si fece prendere la mano da fantasmi esistenziali che lo condussero in una realtà parallela fatta di droga e comportamenti violenti; implicazioni che portarono gli altri componenti ad estrometterlo dalla formazione.

I Nostri riuscirono comunque a traghettare la musica di quegli anni dalla psichedelia imperante verso un universo più rockettaro. John Kay, aiutato da un timbro incredibilmente elegante e graffiato e da eccellenti doti interpretative, si fece inconsapevolmente portavoce degli anni della contestazione, polemizzando contro l'atteggiamento militaresco dei politici americani.

E fu proprio Kay tra i primi a sposare moda e modi da biker: giubbotti in pelle nera, occhiali scuri, borchie. E l'immancabile moto feticcio: la Harley Davidson.

Il 14 febbraio del '72, dopo una manciata di album meno fortunati, gli Steppenwolf si sciolsero definitivamente. Una breve apparizione li vide tornare on stage nel 1974, ma l'alchimia degli esordi era ormai svanita: l'esclusione di McJohn, l'allontanamento di Monarch a causa dei continui alterchi con Key e la successiva scomparsa di Moreve a causa -anche lui - di un incidente stradale, videro sfumare qualunque successivo tentativo di reunion. Il frontleader diede il via al progetto "John Kay and Steppenwolf" tagliando i ponti con i colleghi e continuando ad esibirsi in giro per l'America in favore dei fans più nostalgici.

(Agatha Orrico)

 

 

Testo e traduzione di “Born to be wild”

Get your motor runnin’– Fai correre il tuo motore
Head out on the highway – A testa bassa sull’autostrada
Lookin’ for adventure – cercando l’avventura
And whatever comes our way – E qualunque cosa capiti sulla nostra strada

Yeah Darlin’ go make it happen – Sì Cara fai che succeda
Take the world in a love embrace – Prendi il mondo in un abbraccio d’amore
Fire all of your guns at once – Spara con tutte le tue pistole insieme
And explode into space – ed esplodi in cielo

I like smoke and lightning – mi piacciono il fumo e il lampo
Heavy metal thunder – Il rombo del metallo pesante
Racin’ with the wind – Gareggiando col vento
And the feelin’ that I’m under – e sentendo che sono sotto

Yeah Darlin’ go make it happen – Sì Cara fai che succeda
Take the world in a love embrace – Prendi il mondo in un abbraccio d’amore
Fire all of your guns at once – Spara con tutte le tue pistole insieme
And explode into space – ed esplodi in cielo

Like a true nature’s child – Come un vero figlio della natura
We were born, born to be wild – Noi siamo nati, nati per essere selvaggi
We can climb so high – Noi possiamo scalare così in alto
I never wanna die – Non voglio morire mai

 

 

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Official web site John Key and Steppenwolf 

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