12
Nov

JOY DIVISION.

 

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Sobborghi di Londra 1980 - Leggenda vuole che il suo ultimo giorno in vita stesse ascoltando nel giradischi “The idiot” di Iggy Pop mentre la tv passava le immagini della “Ballata di Stroszek” di Werner Herzog. Quella giornata si sarebbe conclusa con il suo suicidio per impiccagione. Era il 18 maggio e Ian Kevin Curtis aveva da poco compiuto 23 anni.

 

Ottimo studente, cresciuto con la musica di Bowie e dei Sex Pistols e la scrittura di Burroughs e Dostoevskij, Ian soffriva sin da piccolo di una grave forma di epilessia, malattia che lo portò a sviluppare una forte depressione che, unitamente al divorzio dalla moglie Deborah, probabilmente fu la causa del suicidio.

 

La morte di Curtis arrivava alla vigilia della prima tournée negli USA dei Joy Division (la band si sarebbe poi ricompattata con il nome di “New Order”). Il nome dato alla band trae ispirazione da un racconto intitolato “La casa delle bambole“ dove le prigioniere dei campi di sterminio venivano portate in stanze (joy division) e costrette a prostituirsi.

 

 

La parabola dei Joy Division fu intensa e brevissima se si pensa che si riassume in soli due dischi, prodotti alla velocità della luce uno dietro l'altro per cavalcare l'onda del successo:

Unknown Pleasures del 1979 e Closer del 1980, accomunati da suoni minimali e grezzi che facevano da contraltare alla desolazione espressa nei brani, conditi da parole taglienti che lasciavano intravedere il dramma esistenziale di una realtà che il magnetico front-leader Curtis avrebbe scelto di abbandonare in modo tanto tragico e inaspettato poco tempo dopo. Musica che scavava negli abissi più profondi come dimostrato anche dalle due copertine - entrambe di Peter Saville - diventate iconiche: la prima scarna e cupa destinata a trasformarsi negli anni a venire in un vero e proprio manifesto dark; la seconda che raffigura la morte di Cristo ripreso da una tomba situata nel cimitero di Staglieno a Genova. Insomma due album che rappresentano principalmente l'evoluzione del dramma e del genio di Ian Curtis, passando dalla rabbia giovanile iniziale (Shadowplay, Disorder, Insight) fino alla più adulta riflessione della propria condizione (Love will tear us apart, The eternal, The atrocity exhibition, Heart and soul) che sarebbe poi sfociata in tragedia.

Non prima di aver trasformato questi 4 talentuosi ragazzi inglesi (con Steve Morris, Peter Hook e Bernard Sumner) in una delle band più influenti di sempre per la new wave ed il post punk.

 

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