26
Giu

STALIN: I BUCHI NERI DELLA STORIA


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Si parla tanto di fascismo, di crimini del nazismo, come se il comunismo non fosse esente da colpe. La Shoah ormai è entrata nella memoria collettiva in modo indissolubile, non ci è concesso di dimenticarla.
E poi ci sono crimini che per qualche strano motivo sembrano essere svaniti nel buco nero della storia, sepolti talmente bene che pare non siano mai avvenuti. Eppure non è così, e quello che non consideriamo è che hanno avuto un peso fondamentale in quella che è la nostra storia attuale.

Uno di questi è una delle pagine più vergognose del comunismo e della storia intera. Si tratta dell'olocausto ucraino, quando Stalin governava la Russia, ed è avvenuto negli anni ’30: 7 milioni di morti, 2 milioni nei campi di concentramento. Ma cosa accadde realmente in Ucraina?

Un contributo fondamentale di ricostruzione storica e divulgazione della vicenda che prende il nome di HOLODOMOR (che significa procurare la morte mediante la fame) si deve ad un italiano, lo storico Ettore Cinnella ed al suo libro “Ucraina: il genocidio dimenticato 1932-1933”.
L'Ucraina a quel tempo era una terra ricca e forniva oltre il 50% della farina a tutta la Russia. Stalin stava avviando una trasformazione radicale della struttura economica e sociale dello stato sovietico e, secondo il suo progetto, la ricchezza prodotta dall'agricoltura doveva essere interamente reinvestita nell'industria, il nuovo motore di un'economia pianificata. Decise quindi che le terre venissero unificate in aziende di stato che avevano l'obbligo di consegnare i prodotti al prezzo fissato dallo stato. L'Ucraina, che aveva una lunga tradizione di fattorie possedute individualmente, si trovò in una posizione critica e si ribellò fortemente a questa nuova politica. Fu qui che Stalin e il suo regime repressivo intervennero in modo drastico.


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Chi si rifiutava di cedere i propri terreni allo stato veniva deportato nei terribili gulag siberiani, dove si subiva ogni forma di violenza fisica e morale.

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Sorte ancora - forse - peggiore, veniva riservata a chi era restato nelle proprie terre e cercava di tenere qualcosa per sè e le proprie famiglie.
Stalin aveva affidato il controllo del territorio al temibile generale Molotov, un fanatico che puniva con la fame chiunque cercasse di tenere qualcosa per sè e per la famiglia. Vennero requisiti tutti i beni di sostentamento e la popolazione venne fatta morire di fame, in una lentissima agonia. Molotov sorvegliava i confini affinchè nessun 'straniero' potesse entrare e testimoniare il lento genocidio ucraino.

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Quello operato dal regime comunista di Stalin fu un genocidio sociale. Non solo un tentativo di sterminare buona parte del mondo contadino sovietico (quindi anche i russi stessi), ma anche di eliminare il carattere nazionale del popolo ucraino. Si vollero punire i contadini, dar loro una lezione memorabile per costringerli ad essere servi della gleba. Quando questi si ribellarono, si tentò di eliminare la loro identità attraverso un attacco alla loro Chiesa e alla loro religione; fu punita anche l’intellighenzia del Paese col chiaro intento di cancellarne la memoria storica.

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Di questa tragedia l’opinione pubblica internazionale venne tenuta all'oscuro sino a tempi recenti, ma la cosa ancor più grave è che pare ciò sia stato possibile anche grazie alla complicità di intellettuali che al tempo, pur conoscendole, nascosero le infamie del regime stalinista, e parliamo di firme importanti come John Kenneth Galbraith, Simone de Beauvoir e William Duranty.

Una strage che può in qualche modo 'giustificare' il risentimento degli ucraini nei confronti di Mosca, una conditio sine qua non per comprenderne i sentimenti più profondi sino ad arrivare a capire ciò che sta accadendo oggi in quelle zone.
Sinora la Russia e i suoi estimatori hanno cercato di insabbiare quanto messo in atto da Stalin e Holodomor è destinato a restare un tragico simbolo di un’identità nazionale perduta, per qualcuno troppo difficile da digerire.