1
Feb

DAL VENTRE DEI MORTI.

 

 

 

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Per più di vent'anni il bisturi è stato mio amico danzando tra le mie dita mentre facevo il mio lavoro con calma.
Alla fine di ogni giorno io gli sussurravo:
"Hai fatto un buon lavoro, e abbiamo salvato molte vite insieme".
Ma tutto è cambiato adesso.
Il mio bisturi negli ultimi giorni non è più lo stesso. Le mie dita non riescono più a tenerlo in mano.
Sembra che una parte della mia anima si sia trovata nella sua lama e non può più sopportare le ferite di cui è partecipe.
Bambini senza arti.
Senza occhi.
Senza facce.
Donne e figli ricoperti con lenzuola piene di terra della propria casa e impregnate del sangue dei loro figli.
L'odore della polvere da sparo e quell'orrendo colore nero campeggia su quei volti appassiti e affamati.
Le urla dei bambini, il gemito delle donne, l'oppressione degli uomini e l'impotenza dei medici hanno raggiunto, creando uno spirito di miseria al suo interno, il mio bisturi morto che aveva smesso di funzionare dopo quello che aveva visto, ma quelle stesse grida non hanno raggiunto il cuore del mondo per risvegliarlo.
Oggi, tutti quelli che abbiamo visto erano corpi gracili che non avevano mangiato cibo per giorni. Uomini sepolti con i loro bambini sotto le macerie di quei barili, che non permettono di distinguere macerie da carne umana.
Oggi, da sotto le macerie del nostro paese mi hanno portato una madre al settimo mese di gravidanza con due suoi figli.
Se vi dicessi che la miseria del mondo si specchiava negli occhi di quei bambini, probabilmente non vi direi abbastanza.
Il primo bambino era senza la gamba destra e aveva un braccio rotto. L'altro aveva perso un occhio e delle schegge erano entrate nel suo petto, la madre stava lottando per sopravvivere. Le schegge avevano devastato tutto il suo corpo esile che è stato affidato alle nostre mani per assistere al suo ultimo respiro. La vedevo lottare per la sopravvivenza, i suoi occhi erano fissi sui suoi piccoli che si trovavano in quella situazione.
Il padre li ha lasciati, è morto qualche mese fa.
Ce li hanno portati sopra una copertina, perché abbiamo perso le barelle dei pazienti, le abbiamo usate come letti, perché i letti sono pieni.
Vi prego di pensare con me solo per un momento a quella scena e a quella coperta strappata che trasportava quelle quattro vite: la madre, il suo feto e i suoi due figli.
Un collega mi ha sussurrato all'orecchio:
"Forse possiamo salvare il suo bambino".
E per la prima volta in vita mia, mi sono seduto a pensare a testa bassa.
"Lo salviamo, o lo lasciamo felice con sua madre senza vedere la bruttezza di questo mondo?
Lo lascio andare con lei?
No, no, no, no.
La mia missione è salvarlo".
Mi sono guardato intorno
I suoi bambini lì deturpati
La sua anima stava iniziando a lasciare il suo corpo
Il rumore degli aerei e l'esplosione delle bombe
Il pianto di un bambino che fa bruciare il cuore
E il mio collega che mi sussurra:
"Cosa stai aspettando?
Dobbiamo andare.
C'è una vita che dobbiamo estrarre."
Ho guardato il mio bisturi e amico.
In quale mondo lo farai vivere?
Nel mondo delle bombe, del fuoco e della delusione?
Nel mondo dell'orfanotrofio, dell'oppressione e della fame?
Chi lo allatterà al seno?
Chi cambierà i suoi vizi?
Chi lo cullerà?
Chi ascolterà il suo pianto?
Sì, ha un Dio che non lo abbandonerà, ma io sono diventato incapace, insieme al mio bisturi, persino a pensare.
La voce del mio collega mi ha svegliato dalle mie fantasie
"Il suo cuore si è fermato"
Lo porterò fuori ora, con la madre morta
Per la prima volta nella mia vita, non sono riuscito a farlo, il mio bisturi mi ha fermato. Lo misi sul tavolo e me ne andai in silenzio.
Il mio collega ha continuato il suo lavoro, i suoi occhi erano pieni di lacrime mentre mi guardava sconvolto.
Tutto ciò ha richiesto solo pochi minuti, ma ha segnato una ferita lunga anni, una ferita fatta di sconfitta e impotenza.....

(estratto dalla lettera di Housam Adnan medico a Ghouta in Siria)