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The Once – Departures (2014 – Nettwerk Records).

Pubblicato su Shiver il 29 Ottobre 2014

The Once: Geraldine Hollett, Andrew Dale e Phil Churchill

The Once: Geraldine Hollett, Andrew Dale e Phil Churchill

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Singolare storia quella dei The Once. A quest'ora i tre canadesi avrebbero dovuto essere attori invece che cantanti, non fosse stato per quella famosa sera del 2006. Geraldine, Andrew e Phil, terminate le prove della loro prima recita teatrale, si ritrovarono a tirare l'alba nella cucina di Andrew, cantando attorno al tavolo e tracannando sciroppo d'acero. La sintonia fu tale che i tre non ebbero dubbi: il loro futuro non sarebbe stato il teatro ma la musica! Molte cene e parecchi bicchieri di sciroppo d'acero dopo, arrivò una nuova singolare coincidenza: era il 2009 e i tre amici si stavano esibendo in un pub. Quando ecco il colpo di fortuna: un misterioso spettatore rimase talmente colpito dalla performance che decise seduta stante di finanziare, con un contributo di $5000, la registrazione di quello che sarebbe stato il loro primo album.

Da quella fortunata sera sono trascorsi 5 anni, tutto il tempo necessario per consentire ai The Once (Geraldine Hollett, Andrew Dale e Phil Churchill) di diventare uno dei gruppi più adorati nel nativo Canada. Il terzetto, dopo aver collezionato premi e svariate nominations (Juno Awards, Atlantis Music Prize , Canadian Folk Music Awards) ha realizzato Departures, inaugurando la collaborazione con Nettwerk Records.

La band canadese si dice pronta a far conoscere al resto del mondo il proprio sound dando il via ad un tour che dopo l'Europa (in Italia si potranno ascoltare il 24/10 ai Magazzini Generali di Milano) toccherà l'Australia e l'Asia.

“Departures” è evidentemente il titolo adatto a racchiudere le 10 tracce dell'album, che affrontano spesso il tema della partenza nelle sue differenti declinazioni. E così troviamo la partenza di chi ci lascia per sempre nel brano scritto da Churchill dopo la morte del padre "The Town Where You Lived”, quella che intende la fine di un amore in "All The Hours" e in "Fool For You", quella che sottintende l'inizio di un viaggio insieme alla persona amata in "You lead, I Will Follow", dedicato da Dale alla fidanzata. E ancora la partenza in senso metaforico di chi perde la coscienza, come succede al protagonista di "The Nameless Murderess", vivido racconto di un omicidio, una sorta di stramba cantilena il cui testo potrebbe essere stato tranquillamente preso in prestito dal teatro di Bertold Brecht.

La traccia numero sette è invece un omaggio a Presley con la cover di “Can’t Help Falling In Love”, molto ben cantata dalla Hollett.

I temi lirici, pur provenendo da uno o dall'altro elemento della band, hanno in comune le storie che, come racconta Churchill, hanno vissuto insieme viaggiando nello stesso piccolo furgone passando attraverso esperienze di vita simili. Una visione compositiva democratica, dove ognuno è libero di creare e scrivere, contribuendo a completare le idee dell'altro.

La voce pulita della Hollett e la strumentazione acustica vivace di Dale e Churchill che, da musicisti versatili, alternano sapientemente alle chitarre, mandolini, banjo e anche un bouzouki riescono a imbastire un gioioso arazzo musicale.

I fan di lunga data noteranno in Departures una maggiore consapevolezza nel songwriting rispetto agli album precedenti, che mettevano in scena principalmente canzoni popolari tradizionali.

La band rimane comunque radicata ai suoi elementi essenziali, di chiara ispirazione celtica. Per questo motivo, se i The Once sono favoriti in patria, non saprei dire quanti consensi potranno trovare nel pubblico italiano. Non resta che restare a vedere.

(Agatha Orrico)

http://www.theonce.ca/

twitter.com/theonceband