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Giu

Uross - Ovunque è la bellezza che non vedi (2015 - Audioglobe)

Pubblicato su Shiver Critica Musicale

Uross - primopiano

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"Sto seduto a guardare l'onda del mondo andare e ritornare, l'ingresso al paradiso non è più redenzione, la vendono dovunque anche alla televisione" da Tutto tranne l'inutile.

Non è scontato scovare un disco italiano che meriti particolare attenzione, eppure già dopo pochi ascolti il cantautorato rock di Ovunque è la bellezza che non vedi, terzo album di Giuseppe Giannuzzi, alias Uross, si fa apprezzare per originalità e carica espressiva.

Un album di 12 brani la cui migliore espressione è rintracciabile in gran parte dei testi che, pur non essendo immediatamente orecchiabili, risultano carichi di cose da dire, manifestazione certo di una forte interiorità. Uross disegna abilmente un intimismo lirico a tratti dolente ma niente affatto deprimente, come ci hanno abituato altri artisti di casa nostra troppo spesso - a mio parere - eccessivamente osannati da una certa stampa priva di fantasia.

Se il lavoro di scrittura di Uross produce buoni frutti, anche il tessuto musicale non è da meno sfornando un mix di garage-rock sporcato da note grunge. La struttura dei brani è compatta e mantiene salda l'identità del disco affermando i tratti personali di questo talentuoso cantautore pugliese, che è anche abile polistrumentista.

Il ricco impianto strumentale è affidato ad Andrea Brunetti, Vincenzo Perricci, Carletto Petrosillo, Maurizio Indolfi e Egidio Marchitelli ed impreziosito dalla chitarra dello stesso Uross, che si diverte a giocare con glockenspiel, armonica, kazoo e guitalele. Buoni gli arrangiamenti.

La timbrica di Uross graffia le canzoni, è sofferta e cantilenante, lontana anni luce dagli stralunati virtuosismi in voga ultimamente in radio ma con un'urgenza di arrivare che è al contempo riassunto di quella generazione di musicisti che ha imparato a dare lustro a un'idea di ricerca e che, con le dovute cautele, lo apparentano inevitabilmente a frontleader di band di culto come i Marlene Kuntz.

La copertina del disco

La copertina del disco

Introduce alle canzoni del disco una copertina scarna e grigia dalla quale non trapela alcun indizio se non forse una certa dose di anti conformismo.

Di brano in brano si passa dalla dinamica opener track in chiave noise-rock "Tutto tranne l'inutile" (sto seduto a guardare l'onda del mondo andare e ritornare, l'ingresso al paradiso non è più redenzione, la vendono dovunque anche alla televisione) alla cinica "Komandante" che esplora il senso della vita (ci son donne vendon corpi sulla strada, lì c'è un uomo sta picchiando quella donna, ci son lotte fatte x le religioni).

Qualche riflessione sentimentale tutt'altro che melensa in "La strage di San Valentino" (non scomodate il cuore x 2 parole, volevo solo dire che l'amore non c'è più, sai che non è amore un desiderio di mezz'ora) e un bel giro di chitarra nelle ottime "Giallo" e "Soffio Leggero", con tanto di omaggio a Luigi Tenco attraverso un rifacimento di "Ciao amore ciao".

Se proseguirà nel solco della sperimentazione stilistica sono certa che Uross saprà brillare e donare nuovi stimoli all'affollata scena indipendente underground italiana. Già di per se un buon motivo per essere felici. Bravo.

Video clip di Tutto tranne l'inutile

Official web site

 

http://www.uross.com/files/blocks_image_1_1.png

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