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MEMOS THE VOGUE YEARS: DIANA VREELAND RACCONTATA DAL NIPOTE ALEXANDER.

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Esce in America il libro sull'icona di moda Diana Vreeland

 

 

Diana Vreeland in una foto del 1972

Diana Vreeland in una foto del 1972

Dicembre 2013 - E' uscito negli Stati Uniti "MEMOS: THE VOGUE YEARS" (ed. Rizzoli N.Y.), una raccolta di oltre 250 appunti che svelano i retroscena del lavoro di Diana Vreeland, la controversa direttrice di Vogue America dal '62 al '71.

A ben 24 anni dalla scomparsa, il nipote Alexander Vreeland crea una sorta di scrigno dei segreti della più celebre pioniera delle redattrici di moda, raccogliendo post e lettere inediti, indirizzati a collaboratori, fotografi e designer, commentati o introdotti dagli editori della rivista.

Si credeva già detto tutto su questa antesignana del glamour, che ha traghettato la moda in una dimensione anti canonica, contaminandola con l'arte e trasformando il linguaggio di Vogue in contemporaneo, ma il libro consegna al lettore un singolare assaggio degli anni '60 visti dall'interno.

Alexander Vreeland, nipote di Diana

Alexander Vreeland, nipote di Diana

  'Dai 12 ai 16 anni mi trasferii con la famiglia a New York e trascorsi diversi pomeriggi nell'ufficio di Vogue' ricorda Alexander Vreeland, un passato da dirigente per Giorgio Armani e Yves Saint Laurent, ora Presidente della Vreeland Corporation.

Non avendo trovato materiale nell'archivio della casa editrice Condè Nast contatta i collaboratori della celebre nonna recuperando un'infinità di appunti - molti dei quali in possesso della fedele assistente personale Consuelo Crispi -  ricavandone quello che lui stesso definisce un gradevole 'coffee-book'.

Ecco che si scopre che l'aristocratica Diana non si recava mai al lavoro prima di mezzogiorno. La mattina, in accappatoio, impartiva ordini telefonici al suo staff dall'appartamento in Park Avenue. Senza muoversi da lì scriveva decine di promemoria, dettava lettere personali che faceva battere a macchina e le sue note oggi possono considerarsi una sorta di blog in anticipo sui tempi: altro che internet e  brainstorming!

Veruska in un celebre servizio per Vogue.

Veruska in un celebre servizio per Vogue.

Odiata/amata a causa del carattere granitico - basti pensare che licenziò una collaboratrice perchè infastidita dal rumore dei suoi tacchi - fu grazie alle ispirazioni geniali (e a un budget stellare!) che realizzò servizi epici, come i famosi numeri di dicembre che intrecciavano narrazioni futuristiche sullo sfondo di paesaggi esotici.

A lei si deve un pò tutto: la foto del primo bikini, la grande popolarità dei blue jeans, il primo servizio di nudo. Fu la prima ad affrontare senza pregiudizi il tema della chirurgia estetica, pur essendo fiera delle sue rughe. Scoprì e tramutò anonime modelle, da Twiggy a  Jean Shrimpton a  Veruska, da semplici manichini in sfrontate regine del lusso, catturandone la fresca energia attraverso l'occhio di giovani fotografi esordienti quali Richard Avedon e David Bailey.

Esaltò i difetti delle attrici più talentuose usandole come modelle. Uno dei servizi più famosi di Vogue è quello che ritrae Barbra Streisand di profilo.

Barbra Streisand, fotografata per la prima volta di profilo

Interpretò lo spirito della swinging London restituendolo rielaborato. 'Si concedeva ogni genere di lusso tranne la pigrizia' scrive Alexander. Frequentava locali alla moda avvolta nel fumo delle sue Lucky Stryke ripetendo la celebre frase ''Un bel vestito non conta nulla, conta la vita che si conduce mentre lo si indossa".

Chapeau!

(di Agatha Orrico)

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SITO UFFICIALE DIANA VREELAND.

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