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We Are Waves – Labile (2014 – Memorial Records)

Pubblicato su Shiver Magazine il 28 Aprile 2014

 

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Reduci da un 2013 trascorso quasi interamente on stage, i We Are Waves hanno inaugurato l'anno con l'uscita dell'album Labile, prodotto da Federico Malandrino per Memorial Records.

I quattro ragazzi torinesi, italianissimi a dispetto del nome, avevano già dato prova di una forte personalità e di uno stile consapevole nell'omonimo Ep di esordio del 2012. Che non siamo di fronte a una band emergente lo si capisce fin dal primo ascolto, merito di un affiatamento sugellato da 10 anni di musica con lo pseudonimo di Overock e dalle collaborazioni come gruppo spalla di colleghi di tutto rispetto (Afterhours, Verdena e Planet Funk, giusto per citarne alcuni).

Dichiarano dalle pagine del loro sito: “Ci piacciono la new wave e l'elettronica”, e non serve dirlo, basta ascoltarli. Lo stile del gruppo trae origine dalla migliore New Wave degli anni '80 nella sua variante più dark e decadente (attingendo in particolare dal solco dei The Cure, ma anche Depeche Mode, New Order e compari), e si arricchisce di sonorità elettro-rock. Il risultato è un mix di atmosfere gotiche, malinconiche, toni metallici e una massiccia dose di elettronica, dove i sintetizzatori si insinuano talvolta con eccessiva invadenza.

I testi rispondono (in inglese) ai sentimenti di fallimento, redenzione, fragilità attraverso reazioni violente, intense, talvolta dolorose. Musica pensante, egregiamente raccontata dal frontman Viax, punta di diamante del gruppo, dotato di un'ottima estensione vocale e di un timbro intenso e struggente, che lo apparentano inevitabilmente ai già citati Robert Smith e Dave Gahan, ed è assolutamente un complimento.

In Labile le intenzioni di Viax e soci sono chiare fin dal brano di apertura “Road to you”, che promette elettronica robusta e adrenalina costante, senza concedere pause, per l'intera durata del disco. Degne di nota “Blue lies”, “Emptiness behind the walls” e “Old days”, con partenze sincopate e ritmo costantemente serrato dalla metà del pezzo in poi.

Arriva puntuale un doppio omaggio ai The Cure nel singolo“Here” e nella cover di “A forest”, mentre “Raquin's violent vein” cita i New Order di “Power, Corruption and Lies”.

Chiude la track-list l'atmosfera futuristica e visionaria di “Rotten Galaxy”, che esordisce così: “Nella galassia marcia ci sono tutte le parole che non avete mai pronunciato, il ritratto di me negato dalla vostra mediocrità. Ci sono tutte le cose che avete lasciato incompiute”.

Questi ragazzi dell'underground torinese riescono a sorprendere pur non inventando nulla di veramente nuovo. Il progetto complessivo è interessante, distante dai soliti canoni radiofonici, ma proprio per questo destinato a piacere ad un pubblico reattivo che, nell'affollata giungla discografica, è alla ricerca di emozioni forti; c'è di che far progetti per il futuro.

(Agatha Orrico)

 

*Guarda il video di 'Road to you'

 

*Sito ufficiale We Are Waves

 

*Leggi anche la recensione dei Mashrou'Leila