La carriera di Giovanna Botteri è costellata di servizi giornalistici necessari, dalla Bosnia, Algeria, Sudafrica, Iran, Kosovo, Afghanistan, Iraq (dove nel 2003 ha seguito la Seconda guerra del Golfo). Per 12 anni è stata corrispondente per la Rai da New York e ora è stata inviata nell’epicentro della pandemia in Cina. Un incarico che altri non avrebbero accettato.

“Qui siamo sette ore avanti ma io vivo basandomi sul fuso orario perché lavoro sui tempi italiani, ho tantissime dirette e non ho alternative. Dormo quando posso, quelle 5 o 6 ore appena le trasmissioni finiscono. Non ho vita sociale e nei ritagli di tempo faccio la spesa, leggo i giornali e sto al telefono con mia figlia Sara. La solitudine è abbastanza forte ma cerco di non pensarci”.

Eppure un CV da far impallidire chiunque e l’aver dimostrato di essere professioniste instancabili, serie, senza fronzoli, preparate, a quanto pare non basta. Non basta se sei donna, perché devi confrontarti col pregiudizio e perderti in discorsi cretini su abbigliamento e coiffeur per rispondere alle critiche ormai quotidiane.

“Lavoro come una dannata, corro, non ho tempo né voglia di pensare all’abito, ho comprato uno stock di maglie di diversi colori, le lavo e le rimetto. Tranquilli perché le cambio ogni giorno. Mi lavo i capelli, non mi interessa perdere tempo a farmi la messa in piega o a truccarmi, sono una donna normale. Faccio giornalismo non spettacolo”.

A parte qualche battuta, finora non mi è mai capitato di leggere critiche e sarcasmo quotidiano su giornalisti, intellettuali o esperti maschi (che sono vecchi, che appaiono stanchi, che hanno l’abito sgualcito…) notizie simili ci farebbero ridere, specie se accostate ad una persona che lavora con tenacia 12 ore e più al giorno lontano dai suoi affetti. E invece si creano pagine per bersagliare incessantemente l’aspetto della Botteri. Non c’è serietà in tutto questo perchè Giovanna non sta a una sfilata, il suo lavoro non è un gioco e le occhiaie sono il segno di mancanza di riposo pur di fare bene il proprio lavoro.

Una battuta una tantum ci può stare, ma il body shaming continuo è inaccettabile. Com’è che la donna prima di essere valutata per la sua bravura debba sempre preoccuparsi di essere bella e sexy, sexy e bella, sexy e basta?
Mamma mia che noia!
A forza di martellamenti mediatici ci hanno abituati all’immagine della donna inginocchiata sotto una scrivania per far carriera, tanto che noialtre abbiamo imparato a proteggere le nostre intelligenze dal giudizio costante. C’è bisogno di giustificarci quando non rientriamo nei canoni di “bella gnocca”, anche se poi quei canoni sono stantii, irreali, finti?

Da troppo tempo c’è chi con la mortificazione e mercificazione dei corpi femminili ci campa e ci fa anche campagne pubblicitarie, politiche e di marketing. La donna dallo sguardo ammiccante o in perizoma va bene per vendere tutto, meno che la dignità di chi lo fa.
Allo stesso tempo però, se lavori come un mulo e te ne freghi di dare spazio al superfluo, puoi pure essere la miglior servitrice della Patria ma non vai bene lo stesso.

Per me sei il top.
Grazie Giovanna Botteri🌺

(di Agatha Orrico)

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Agatha

Giornalista free-lance Web Journalism Editor e Correttore bozze Collaborazione con rivista letteraria Storie - Roma Recensione dischi e Live per Magazine Shiver Un Fachiro al Cinema Magazine critica cinematografica Articoli viaggio per casa editrice Viaggi Milano

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