Lo chef-rapper romano che rischia di essere espulso dall’Italia

Quella che vado a raccontare oggi è una storia che per certi versi ha dell’incredibile.

É la storia di un ragazzo italiano che in questi giorni sta vivendo l’incubo di venire spedito senza biglietto di ritorno verso un paese a lui praticamente sconosciuto.

Luca Neves è nato a Roma nel 1988. Entrambi i genitori sono emigrati negli anni ’70 da Capo Verde verso l’Italia e hanno sempre lavorato onestamente con tutti i documenti in regola.

La mamma di Luca desidera, come ogni madre, un futuro stabile per il figlio, il quale prosegue gli studi e si diploma alla scuola alberghiera di Roma per diventare cuoco.

Luca però ha un sogno nel cassetto che è quello di scrivere musica, e così al mestiere di Chef alterna quello di compositore, diventando in pochi anni il rapper dallo speudonimo Fat Negga (è sua la bellissima “La mia città”, dedicata a Roma).

I documenti di cittadinanza, ai quali forse ingenuamente Neves non da l’importanza dovuta, diventano presto un ostacolo che gli impediscono di ottenere un contratto lavorativo a tempo indeterminato.

Ma facciamo un passo indietro.

Come mi conferma quando lo raggiungo telefonicamente per chiedergli di spiegarmi la situazione, durante il 18esimo anno di età Luca non avvia le pratiche per la richiesta della cittadinanza italiana, e quando tutte le carte da presentare sono pronte è trascorso l’anno. La cittadinanza, in molti nemmeno lo sanno, non è automatica per chi nasce in Italia da genitori stranieri: è necessario richiederla al compimento della maggiore età. Si ha un anno di tempo per inoltrare la domanda, oltre il quale l’iter diventa complicato e si gioca tra lentezze e cavilli burocratici. Possono volerci anni.

Inoltre per Luca sono anni difficili: mamma muore, e papà, che percepisce la pensione per aver lavorato tutta la vita in Italia, contrae una malattia che lo rende disabile e costantemente bisognoso di cure presso un Istituto. Luca si concentra su altro più che sulle scadenze, d’altronde si sente già italiano perché LO É.

E arriviamo a oggi.

Neves è in possesso di un passaporto capoverdiano e di un permesso di soggiorno scaduto. Prende appuntamento in Questura per il rinnovo, kit, impronte digitali e quant’altro, ma qui fa un’amara scoperta: a causa del ritardo e di un’anomalia, viene fermato in cella. Qui passa l’intera giornata che riprende di nascosto col telefonino, trascorrendo il tempo insieme a clandestini in attesa di rimpatrio, per poi essere rilasciato grazie all’intervento di un funzionario della stessa Questura.

Luca in cella

Gli viene però notificato l’obbligo di rientrare due volte a settimana per la firma in Questura, ma gli viene anche consegnato un foglio di via che ne prevede l’espatrio a Capo Verde entro un mese.

A questo punto Luca si accorge anche che nelle carte della Questura è stata indicata come nazione di nascita non l’Italia ma Capo Verde.

Dunque ricapitoliamo:

Luca Neves è nato in Italia.

Ha frequentato tutte le scuole, dall’asilo fino al liceo.

Non ha nessun carico pendente con la giustizia.

Non ha mai oltrepassato il confine al di là dell’Italia e non ha mai fatto un viaggio all’estero.

Ma a causa di un ritardo nella presentazione della domanda di cittadinanza italiana, di successivi intoppi burocratici e – occorre dirlo – per un suo errore di sottovalutazione nella scadenza dei propri documenti, a breve verrà espatriato a Capo Verde.

Pur tentando di capire le leggi, non posso far finta che tutto ciò sia normale, perchè Luca è italiano.

Mi chiedo, a mo’ di retorica eh, se a me dovesse scadere la carta d’identità, verrei punita allo stesso modo? Verrei incarcerata, o spedita dove? Ma che lo scrivo a fare?

É un paradosso ridurre la vita di un cittadino con la fedina penale pulita in clandestinità, con l’angoscia di essere spedito a migliaia di chilometri lontano dai propri affetti, in un posto che non considera casa sua.

Il problema vero, per come la vedo io, è il grande vuoto normativo che assilla un milione e mezzo di persone (tanti sono i figli nati qui) che devono richiedere una cittadinanza che gli andrebbe garantita in automatico e che non hanno più voglia di sopportare che questo Paese sia ingrato verso di loro e verso la loro identità italiana.

A Roma sono nato schiavo di uno Stato sempre contro me” rappa Fat Negga.

Mi verrebbe da ridere se non fosse tutto tremendamente vero.

(di Agatha Orrico)

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Categorie: Attualità

Agatha

Giornalista free-lance Web Journalism Editor e Correttore bozze Collaborazione con rivista letteraria Storie - Roma Recensione dischi e Live per Magazine Shiver Un Fachiro al Cinema Magazine critica cinematografica Articoli viaggio per casa editrice Viaggi Milano

1 commento

Fabrizio · 24 Settembre 2019 alle 20:30

Allora mia figlia nata a Rotterdam da due stranieri verrà mandata a Roma quando avrà 18 anni?? L’Olanda non ci pensa proprio a queste finte burocrazie,l’Italia è tutt’ ora l’unica nazione in Europa che fa la carta di identità di carta…… vergognosi

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