C’è un proverbio che dice che “un libro non si giudica mai dalla copertina”, e i prematuri venti di polemica scatenatisi ancor prima dell’uscita del film Tolo tolo, campione d’incassi in poche ore le cui riprese sono durate più di un anno, confermano il detto.

Come affermato dagli stessi Paolo Virzì e Pietro Valsecchi, co-autore e produttore del film diretto e interpretato dal pugliese Luca Medici, in arte Checco Zalone, Tolo tolo è una commedia che non nasce con la pretesa di essere né un cult della cinematografia né un docu-film sulla cruda realtà migratoria. Affermazione doverosa dato che il tema migranti continua da anni a spostare voti e opinioni, e dovunque e comunque se ne parli agita tempesta. Siccome Zalone fa cinema alla sua maniera, cioè usando l’ironia, è con quella che bisogna guardare la pellicola, che affronta il paradigma degli stereotipi costruiti attorno al fenomeno delle migrazioni, e lo fa attraverso una fusione di elementi comici inseriti in un contesto drammatico per la sua attualità.

Il personaggio interpretato da Zalone è un imprenditore che, per scappare da debiti, commercialisti, ex mogli e parenti che non lo stimano, decide di lasciare il Paese per cercare fortuna in un imprecisato stato africano; ma a causa di un conflitto dovrà andarsene, mettendosi in viaggio sulla rotta dei migranti. Esattamente come avviene per migliaia di persone in fuga da altre parti del mondo, il viaggio verso una meta esotica assume i contorni di un miraggio lontano da una madrepatria trasformatasi in scomoda prigione.

Le frasi pronunciate dal protagonista accorpano sia gli slogan delle destre populiste che quelli della sinistra anti-razzista. Geniali le scene nelle quali Zalone viene “posseduto” da rigurgiti fascisti e attacchi improvvisi di patriottismo.

Attorniato da un cast di attori italiani afro discendenti che luccica per capacità attoriali, Zalone affida ai suoi “migranti” ruoli lontani dalla consueta e fastidiosa rappresentazione pietistica dello straniero.

Co-protagonista del film è Souleymane Sylla, attore dall’età di 11 anni, che interpreta il colto Oumar, un aspirante regista cresciuto a pane e Pasolini, che ama il cinema neo-realista italiano e conosce la geografia e la semantica italiana molto meglio del protagonista.

La co-protagonista femminile del film è la brava Manda Tourè nei panni di Idjaba. Attraverso Idjaba non ci arriva il solito ritratto della donna migrante, succube e sofferente, il cui ruolo è circoscritto a badare a una nidiata di figli. Idjaba è una combattente, quasi una femminista che lotta per il suo Paese e che ribalterà le sorti del gruppo nelle carceri libiche.

Roma Le Méridien Visconti Rome 27 dic 2019 – Presentation film TOLO TOLO Nassor Said Birya Credit: Giuseppe Andidero

Nassor Said Birya è un ragazzino originario del Malindi, qui alla sua prima esperienza attoriale nel ruolo di Doudou. Bravissimo. Pare sia lui il responsabile del titolo della pellicola: un giorno durante le riprese sbagliò la pronuncia di “solo solo” in tolo tolo facendolo diventare il tormentone della troupe.

Al poliedrico e talentuoso Mohamed Ba, attore e scrittore di origini senegalesi, in perfetta simbiosi con l’uomo reale dalle tante anime, sono affidati il ruolo del medico, del saggio, dello scrittore e del Papa. Emblematica la sua frase “abbiamo tutti il fascismo dentro quando lo stress viene fuori”, e Zalone suggerisce “come la candida”.

Il romano Maurizio Bousso, che nella pellicola interpreta quello che potrebbe essere l’alter ego africano dell’italiano scaltro e furbacchione, è interprete navigato di tantissime pellicole, già protagonista del video clip “Immigrato” che ha preceduto il film scatenando una marea di polemiche.

Anche la parte pensata per il francese Alexis Michalik non è certo casuale: Alexis abusa delle parole umanità e dignità celando dietro all’attivismo e al concetto di democrazia i propri interessi economici, in piena sintonia con quanto da anni governanti ed elìte francesi stanno facendo nel continente africano.

Bravi anche gli altri attori, ma una menzione speciale va a Gianni D’Addario che incarna superbamente in tutte le sue sfaccettature la parodia e l’ascesa al potere di alcuni politici nostrani.

Lo sbarco in Italia è una cartolina che fotografa le due anime del paese, perennemente divise e contrapposte le une alle altre: ci sono quelli del “apriamo i porti” e quelli del “prima gli italiani”, due tifoserie che ormai appaiono parimenti fallimentari. Forse sarebbe ora di esplorare una terza via.

Zalone accenna negli sprazzi dei suoi sogni allo spauracchio di “africanizzazione” della società, dove appare un’Italia fatta esclusivamente dai volti di uomini e donne neri, dal gondoliere ai manager dirigenti di uffici lussuosi fino al Papa nero che si affaccia al balcone di San Pietro.

Insomma Tolo tolo è un capovolgimento dei ruoli standardizzati ai quali siamo stati abituati, coronato nella scena dove è il padre di Doudou a dare l’elemosina a Checco, in netta contrapposizione al video trailer del film.

Fare commedia senza cadere nel demenziale è impresa ardua. Parlare oggi di migranti senza provocare critiche e soprattutto senza cadere nel solito vittimismo e pietismo pare diventato un esercizio quasi impossibile. Ecco dove sta il merito di Zalone, nel lasciare i migranti protagonisti delle loro storie, nel raffigurarli come figure positive, colte, attive, padroni ognuno della propria identità, non unico soggetto de-umanizzato tanto caro alle frange più estreme sia delle destre che dell’anti-razzismo. E nel restituirci al contempo uno sguardo dell’Africa che non sia la solita landa desolata fatta di Onlus e bambini poveri da aiutare.

Un messaggio che sembra destinato a quelli che “l’immigrato arriva e ci ruba il lavoro mentre l’italiano all’estero lotta per il proprio futuro”.

Come ha espresso lo stesso Valsecchi: “La diversità è sempre stata un valore a tutti i livelli: di pensiero, di origine sociale, di provenienza geografica. La satira vuole prendersi gioco di tutte le certezze, qualunque esse siano, e chi non la capisce, forse non vuole neanche provare a mettersi in discussione”.

Zalone veste il suo personaggio di luoghi comuni ad libitum, che poi sono gli stessi che abbiamo sentito ripetere all’infinito negli ultimi anni: in Africa si rivolge agli autoctoni chiamandoli “migranti”, dice che “l’africano deve vendere, non produrre”, “voi immigrati ci pagherete le pensioni”; pensa che ogni nero gli si avvicini per rubare o chiedergli soldi, si sente più civilizzato. É sospettoso verso chiunque non conosce, è ingenuo e sprovveduto, un fanfarone che mette tutti nei guai, è ipocondriaco e legato alle apparenze. E quando non sa come reagire ai disagi viene assalito da rigurgiti xenofobi nei quali rispolvera i discorsi di Mussolini.

Allo stesso tempo esplora gli angoli più bui dell’Italia, abitata da arrampicatori sociali.

Utilizza mezzobusti famosi per criticare media venduti alla miglior notizia anche a costo di spacciare notizie false per vere.

Descrive l’ascesa di certi politici che vanno al potere senza preparazione e individua nella pressione fiscale il vero cancro di un Paese che, con la sua burocrazia infinita e le innumerevoli tasse, mette in ginocchio l’imprenditoria.

Si fa sberleffo della politica e del linguaggio politichese (vedi lo spassoso cameo di Nichi Vendola che interpreta sé stesso o il discorso del ministro che spartisce i migranti dividendoli in chili).Decostruisce il falso mito della famiglia nel quale si salva solo la mamma, perché si sa che al maschio italiano, proprio come all’africano medio, toccategli tutto ma non la mamma.

La bravissima Antonella Attili nel ruolo della mamma

Il gioco di mettere in evidenza gli aspetti più mediocri di una parte di Paese, osservare da spettatori le forme che meno ci aggradano della nostra società, più che spaventare dovrebbe rafforzare i propri convincimenti aprendo anche, forse, una via all’espiazione.

L’italiano rappresentato (in tutti i film) da Zalone è una macchietta che fa ridere, da criticare, ma è anche un tipo di uomo da guardare con indulgenza, perché dentro di sé presto o tardi trova le carte per emanciparsi dal suo ruolo negativo.

É la questione del rispecchiamento come del suo opposto, una rappresentazione estrema che per taluni può risultare disturbante ma solo se non si riesce a prenderne le distanze o altrimenti a coglierne le similitudini.

Del resto siamo diventati tutti un po’ troppo suscettibili: nessuno si sarebbe mai sognato di criticare le ben più potenti e cattivissime caricature portate in scena dai nostri Alberto Sordi, Nino Manfredi, Vittorio Gassman, Totò e via dicendo, per arrivare ai più recenti Carlo Verdone e Antonio Albanese. Tutti attori amatissimi, che hanno sfruttato la macchietta dell’italiano medio, con la loro visione acida e un po’ sfigata che spesso abbiamo, ahimè, visto materializzarsi nella realtà. E non è un caso che Sordi facesse ridere solo in Italia, perché bisogna essere italiani per capire certa comicità senza lasciarsene travolgere negativamente. Piaccia o non piaccia (che sia chiaro, il gusto è una cifra personale) siamo stati un popolo che ha saputo ridere di sé stesso, e chi oggi non lo fa più è perché non lo sa fare, non lo sa capire o forse non vuole farlo per principio.

Quello che eliminerei della pellicola sono le parti realizzate in musical, l’ho trovata una formula kitsch come la chiosa finale creata a cartoon.

Nonostante ciò sta proprio nel finale l’ultima scudisciata all’Occidente, con Zalone vestito da colono che sbarca in Africa come un salvatore a bordo di una mongolfiera distribuendo promesse di permessi di soggiorno.

Ci vuole intelligenza per far ridere e riflettere insieme, e Luca Medici, a differenza di quanto afferma qualcuno, tutto è meno che stupido, perché la complessità del far ridere è fingere di essere ignoranti proprio per smascherare chi ignorante lo è davvero.

Quindi ai moralisti, ai criticoni, a chi non sa ridere del sarcasmo, ai razzisti come agli anti-razzisti motivati da finti ideali, sconsiglio vivamente la visione di questo film. Lo consiglio a tutti gli altri.

(di Agatha Orrico)

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Agatha

Giornalista free-lance Web Journalism Editor e Correttore bozze Collaborazione con rivista letteraria Storie - Roma Recensione dischi e Live per Magazine Shiver Un Fachiro al Cinema Magazine critica cinematografica Articoli viaggio per casa editrice Viaggi Milano

30 commenti

Manuela Valenti Strano · 4 Gennaio 2020 alle 20:12

Una delle migliori recensioni lette finora.

Arti Noel · 4 Gennaio 2020 alle 20:13

Ho visto ieri il film in una sala gremitissima.
Ho apprezzato la delicatezza con cui Zalone ha affrontato il tema. Bella recensione

Giorgia · 4 Gennaio 2020 alle 20:29

Grande Zalone!!!!!

Maria · 4 Gennaio 2020 alle 20:55

Grandissimo Zalone.. Io ho riso, pianto e pianto dal ridere.. bello e anche molto vero, riferimenti curati nei dettagli..

Monica · 4 Gennaio 2020 alle 21:16

Buonasera Agatha.
Mi aspettavo piu risate ma forse il tema non lo consentiva. Ho letto molto volentieri la sua recensione nella quale ho colto dei dettagli che mi erano sfuggiti.

Said B · 4 Gennaio 2020 alle 23:12

Francamente non mi spiego il clamore attorno a questo film, non mi e dispiaciuto, e una commedia per ridere in stile Checo Zalone e magari fara riflettere qualcuno..

Tania · 5 Gennaio 2020 alle 10:59

Che bella recensione Agatha! Come al solito sei riuscita a cogliere degli aspetti che avevo sottovalutato. Grazie.

Mamadou · 5 Gennaio 2020 alle 12:50

Grande bella recensione, come sempre hai un spirito di discernimento, una intelligenza analitica che rende facile leggerti e capire le cose

Nicoletta Pastrili · 5 Gennaio 2020 alle 18:43

Un plauso alla giornalista per a questa recensione così bene articolata, il film mi è piaciuto ma forse non faccio testo essendo una grande fan del grande Checco

Malika · 5 Gennaio 2020 alle 19:04

Aghata Orrico è il primo articolo che leggo per dare spazio e immagine agli attori, grande!!
Come si puo condividere?

Silvia Marino · 5 Gennaio 2020 alle 23:59

Posso dire di avere un debole per D’Addario, un attore strepitoso, valore aggiunto di questo film!

Lauretta · 6 Gennaio 2020 alle 19:17

Adoro Zalone. Punto.

Lori Santini · 6 Gennaio 2020 alle 19:21

Ho trovatomolto ricercata e intelligente questa recensione, scritta da un punto di vista non banale a differenza di altre lette in giro.

Giusi Neraneve · 7 Gennaio 2020 alle 22:12

Grande Agatha!! Bellissima recensione che condivido in pieno dopo aver visto il film.

Giovanni · 7 Gennaio 2020 alle 22:15

Per essere un film di Zalone di ride poco però alcune trovate mi sono piaciute…concordo con chi ha scritto la recensione sulle parti musicali…

Francine K. · 7 Gennaio 2020 alle 22:29

Bella recensione,. No mè piaciuto del film il finale

RAMI · 8 Gennaio 2020 alle 12:55

Finalmente un articolo che da giusto risalto agli attori. Grazie.

Nadia · 8 Gennaio 2020 alle 14:20

Zaloneeeee

Mario di Stefano · 9 Gennaio 2020 alle 10:28

Una recensione dettagliata e libera da condizionamenti, che fa un’analisi completa sulla quale trovare spunto per varie riflessioni. Complimenti alla giornalista.

Giò Paternò · 9 Gennaio 2020 alle 12:00

Applausi!!

Elly · 11 Gennaio 2020 alle 08:46

Bellissima recensione

Nardi Palermo · 12 Gennaio 2020 alle 19:24

Ottimo articolo che a mio parere rispecchia molto più di quanto letto sinora il film

Marino Valli · 14 Gennaio 2020 alle 20:53

Buonasera D.ssa Orrico, Le ho inviato una e-mail all’indirizzo agatha.orrico@gmail.com

Mario · 15 Gennaio 2020 alle 19:23

Brava. Sono state fatte una marea di critiche a questo regista che in pochi giorni ha ottenuto 40 milioni di incasso. Critiche sterili e idee preconcette. Un bel film che ha dato lavoro a un mucchio di gente. State sereni!

Dora · 19 Gennaio 2020 alle 13:27

Bravissima bell’articolo

Fiorella M · 23 Gennaio 2020 alle 20:31

Grazie, bellissima recensione

Joseph · 20 Febbraio 2020 alle 16:22

Bella questa recenzione brava

Walter Zugo · 24 Febbraio 2020 alle 19:13

Film in classico stile Zalone. Le recensioni negative al film, e al trailer prima, dimostrano di non conoscerne le opere. Questa è la nostra commedia all’italiana, concordo dove scrive che chi è fuori dall’Italia non la può capire.

erotik izle · 25 Luglio 2020 alle 11:01

Ich lese Ihren Artikel mit Interesse, danke.

Gloriane Raynard Beatrice · 31 Luglio 2020 alle 18:10

Superbe blog, qui transpire la passion à l’état pur … Gloriane Raynard Beatrice

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