Chi è l’uomo che raduna altri uomini per dire no a maschilismo e femminicidi

Foto Delpapa

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“Non c’è bisogno di definirsi appartenente a qualcosa per lottare e credere in qualcosa di diverso.
..”

Il 26 ottobre 2019 è stata una data spartiacque. Per la prima volta, capitanati dal piacentino Manrico Maglia, un’ottantina di uomini ha dato vita ad una manifestazione di protesta contro i femminicidi e la violenza di genere. Quando l’ho saputo sono corsa a cercarlo: se il patriarcato, così come il maschilismo, sono invenzioni maschili, perché non pretendere che siano loro a decostruirli?

Maglia è perito agrario, attivista per i diritti civili e l’ambiente, ed è una delle poche voci maschili, se non forse l’unica, che ha sollevato pubblicamente il dibattito sul maschilismo nelle nostre società.

Manrico, personalmente erano anni che aspettavo una presa di posizione forte e decisa contro la violenza di genere da parte degli uomini di questo Paese. La tua manifestazione è riuscita a coinvolgere altri uomini, con quali motivazioni li hai convinti a partecipare?

Non ho avuto bisogno di ipnotizzare chi è venuto in piazza con me, mi è bastato dire “il 26 ottobre sarò in strada per esprimere il mio dissenso verso gli orchi sessisti, tu ci sei?”. “Certo che ci sono!”. É giusto sia così, c’è una linea fra il bene e il male e picchiare, segregare, offendere, obbligare, violentare, insultare, uccidere…è il male. Francamente mi hanno sorpreso di più quelli che non sono venuti.

Perché è così difficile, per un uomo, ammettere il maschilismo?

Nessuno dirà mai “sono maschilista”, perché il maschilismo, essendo radicato, per molti è una cosa comune. É come per il razzismo. “Non sono razzista ma” è uguale a “non sono maschilista ma”…

Ma lo sono. A volte a loro insaputa, e allora vanno risvegliate le coscienze.

Quanto sono ancora impregnate di maschilismo le nostre società?

Il maschilismo è qualcosa di fortemente radicato, per questioni di struttura famigliare, per ignoranza generale, trasversale. Non sono trascorsi che pochi decenni da quando era l’uomo l’unico a lavorare fuori mentre la moglie si sobbarcava la casa e l’educazione dei figli, dovendo quindi dipendere economicamente dallo stipendio del marito. Questo ha sicuramente contribuito a farle assumere un ruolo di subordinazione rispetto all’uomo. Molti uomini della mia generazione hanno avuto problemi di relazione da adulti e l’educazione era vista solo ed unicamente come una responsabilità materna. Il padre rientrava la sera e difficilmente si interessava ai figli: dopo cena se ne stava incollato davanti al televisore.

Tu che famiglia hai avuto?

Mio padre era ufficiale dell’esercito italiano col grado di generale e mia madre insegnante di scuola elementare. Sono cresciuto in una famiglia dove entrambi i genitori lavoravano e dove mai ho assistito a violenza nè verbale nè fisica fra loro. Questo di certo mi ha aiutato tantissimo a radicare dentro di me il rispetto nei confronti delle donne.

Mi hai detto che la molla che ha fatto scattare in te l’attivismo, la protesta, è stato il recente omicidio di Elisa Pomarelli.

Sono stati due gli episodi che mi hanno spinto ad una presa di coscienza pubblica.

Il primo è stato lo stupro di Viterbo, nel quale oltre alla violenza ho trovato ancor più feroce il bisogno di riprendere l’azione con il cellulare e divulgare il video: una sorta di vessillo, scalpo, trofeo di guerra. Mi ha congelato l’anima. Poi mesi dopo è accaduto il delitto di Piacenza, anzi no….per l’esattezza il femminicidio, perchè di questo si tratta.

Da lì è scattato qualcosa: si aspetta sempre che siano gli altri a fare e dire, ma gli altri siamo noi.

Manrico Maglia

Tu sei stato legato ad una donna vittima di violenza, come le sei stato accanto, come l’hai supportata?

Si, ho avuto una compagna per quasi 5 anni che nel precedente matrimonio era stata oggetto di violenza fisica ripetuta. Ho capito che si crea nella vittima un meccanismo psicologico che può arrivare quasi al punto di giustificare il proprio carnefice. Con lei ho fatto semplicemente quello che so fare: sono stato un compagno, un amico aperto al dialogo, al confronto e soprattutto all’ascolto. Si parlasse di più ci sarebbe maggiore rispetto.

Durante la manifestazione ti sei rivolto alle madri, invitandole ad insegnare ai figli il rispetto verso le donne. Perchè non ti sei rivolto ai padri?

Dopo la manifestazione di Piacenza un giornale on line ha usato il titolo “le madri sono responsabili dell’educazione dei maschi”. Veramente io e nessuno degli organizzatori o degli intervistati ha mai detto quella frase. Non solo non l’abbiamo pronunciata ma nemmeno pensata. Andiamo in piazza contro il patriarcato, non contro l’educazione materna.

Perchè hai scelto lo slogan “Libere di scegliere” (uomini per le donne)?

Diciamo che ho chiesto aiuto a due donne, Anna e Silvia, che devo ringraziare e che ho interpellato per non scrivere una frase boomerang sullo striscione.

Per quanto mi riguarda è fondamentale che le donne debbano essere libere di scegliere: di dire no, di dire basta, di separarsi, di andare dove vogliono vestite come vogliono, di fare o meno un figlio, di continuare o interrompere una gravidanza, di essere etero, bisex o omosessuali, di battezzare o meno i figli, di vivere da sole, di essere madri anche dopo la separazione, di non essere una proprietà o un oggetto, di denunciare abusi sessisti…In poche parole di essere libere come lo sono gli uomini.

Eppure molte critiche ti sono arrivate proprio dalle associazioni femministe, che, se ho capito bene, ti accusano di esserti appropriato di una battaglia femminista. Io invece leggo nel tuo impegno un intento di stare “accanto”, non “al posto” delle donne. Il tuo messaggio è rivolto agli uomini. É così?

Non mi stupisce, sin dai primi movimenti femministi degli anni ’60 molte donne sono state poco dialoganti verso quegli uomini che, come me, credono in un domani di uguaglianza, rispetto e civiltà. Spesso sono stato trattato come se fossi maschilista per il solo fatto di essere uomo. Gli estremismi di questo tipo aumentano il divario.

Secondo me un certo tipo di femminismo, che io definisco estremo, si è scordato che uomini e donne sono individui della stessa specie. Settare le differenze fra i due ha creato solo muri di silenzio e incapacità di dialogo costruttivo. E dove non c’è dialogo si creano diatribe.

Io, anzi noi, siamo scesi in piazza per i diritti delle donne e perchè nessun uomo debba imporsi sulla loro libertà in nessun modo.

Abbiamo ricevuto 47.634 consigli, più o meno gentili, su cosa dobbiamo fare, come dovremmo muoverci e che obiettivi dovremo avere. Tutto questo senza nemmeno chiederci quali siano questi nostri progetti. Ecco si, siamo uomini, abbiamo le nostre idee, ma i nostri obiettivi li abbiamo spiegati ancor prima della manifestazione. Non mi considero femminista, mi considero uomo e non maschio e soprattutto non orco. É molto diverso. E vado contro altri uomini, che sono maschi. Non vado in piazza al posto delle donne ma per mandare un messaggio.

Tu hai definito il maschilismo apartitico.

Il maschilismo è sempre stato un fenomeno privo di un’impronta politica, abbracciato sia dalle destre che dalle sinistre. É chiaro poi che se ci riferiamo all’oggi, la politica razziale degli ultimi anni ha visto le destre in prima linea a favorire un clima di odio. Quando leggo di una donna vittima di violenze o femminicidio, non mi chiedo nè la sua nazionalità nè quella del bastardo che l’ha violentata: non dovrebbe avere alcuna importanza. Ultimamente invece una certa corrente ha cercato di evidenziare i crimini commessi dagli stranieri minimizzando quelli commessi dagli autoctoni, ma non dimentichiamoci che la maggior parte dei recenti reati di femminicidio è fatta da questi ultimi.

Anche la tua manifestazione è stata strumentalizzata, qualcuno ha voluto dargli una connotazione politica, che tu hai prontamente smentito.

Solo gli stupidi, gli ignoranti e i gretti hanno voluto vederci una chiave partitica, difatti sono stato accusato bipartisan. Questo è avvenuto sebbene non fossero graditi slogan o segni di partito, sebbene in piazza non sarebbe stata data la parola a nessun esponente politico. Sono grato agli uomini e donne di gruppi politici che, pur se presenti, hanno rispettato questa decisione non rilasciando nessuna intervista. Sono meno grato ad alcuni giornalisti che hanno voluto strumentalizzare. Siamo scesi in piazza firmandoci semplicemente con i nostri nomi di battesimo e spiegando che le protagoniste devono essere le donne: non tre giorni all’anno ma 365.

I tempi sono cambiati e il concetto di maschio alfa, eccessivamente protettivo e dominatore, sembrava essere superato. Invece, andando ad indagare a fondo nei reati contro le donne, ho trovato un sottobosco di uomini misogeni, dominanti, estremamente gelosi e possessivi. Che idea ti sei fatto, è l’autonomia femminile che fa paura al maschio?

É la libertà della donna che fa paura. La canzone “La Fata” di Bennato, anche se è stata composta 40 anni fa, è ancora molto attuale. Anzitutto la mancanza di educazione sessuale ha creato molti scompensi post adolescenziali nel genere maschile col bisogno di sentirsi maschi. Alcuni crescendo diventano uomini, altri difendono solo la propria mascolinità.

Non ho mai insultato nè tantomeno alzato un dito contro una mia partner. E sono certo che mai accadrà. Sono anni che cerco di differenziarmi dai maschi violenti e sessisti. Tante amiche, nel corso degli anni, mi hanno confidato di avere subito violenze più o meno fisiche in età adolescenziale. E spesso l’orco era un familiare se non addirittura il genitore. Poi per educazione o paura, hanno finito per celare il loro “segreto”. Tutto questo deve finire.

Immagine Piacenza Sera

Diciamo che sei un uomo atipico: sei contro la caccia, non segui il calcio…c’è bisogno di smontare queste sovra strutture che intrappolano l’uomo in uno schema di virilità che spesso non gli appartiene? Per te che cos’è la mascolinità?

É vero, non seguo il calcio, non capisco nulla di motori, amo cucinare (e si vede), amo la poesia e l’ambiente e lo difendo attivamente, ma mi considero un uomo normale.

Oggi c’è un concetto sbagliato di virilità. Io non mi sento virile se ho il possesso di una persona, mi sento uomo solo se ho un rapporto paritario.

Prendo spesso a esempio l’assurda pratica di alcuni uomini del sud di uccidere un falco o un’aquila per dimostrare di essere maschi, virili. Come se uccidere un animale libero di volare potesse in qualche modo dare loro potere. Per fare un parallelo, spesso succede che questo potere si riversa nella vita di tutti i giorni, attraverso il dominio mentale e fisico nei confronti delle “loro” donne, compagne e mogli.

Da cosa nasce secondo te questa narrazione tossica nella quale si cerca quasi sempre un escamotage per ricondurre ad una qualche responsabilità della donna, un “forse se l’è cercata”?

Spesso sono le testate giornalistiche che sbagliano usando titoli che non c’entrano nulla con l’accaduto. Come quando si legge “Uccisa per troppo amore”, ma dov’è l’amore? Chi uccide non ama. L’amore è libertà, è condivisione, non è possesso, non è violenza, l’amore è un sentimento altruistico, non egoistico, ci si augura il bene dell’amato, anche senza di noi. Deve essere chiaro: chi ama non picchia, non mette in gabbia, non uccide.

Il femminicidio e gli stupri come li combattiamo?

Ci vogliono leggi dure: 30 anni senza attenuanti per un femminicidio, 20 per uno stupro, senza domiciliari. Ci vogliono campagne contro il sessismo, anche quello verbale o scritto sul web, lo stesso riguardo l’omofobia. Ci vuole volontà di cambiamento, altrimenti andrà sempre peggio, fra di noi ci sarà sempre un orco con la maschera di persona normale, che un giorno spezzerà la vita di una donna o le farà violenza, solo per castrarla della sua libertà di scegliere.

Quanto influisce la pornografia rivolta al pubblico maschile che negli ultimi anni mette in atto pratiche sempre più estreme, nell’instillare relazioni misogene, spesso violente? Cosa spinge tanti uomini a rivolgersi alla pornografia?

Personalmente credo che la pornografia non esisterebbe se ci fosse dialogo nella coppia e se non fossimo vittime di un’educazione bigotta tramandata per millenni. La pornografia nasce dal proibito, dalla trasgressione, dal peccato. É un osare di nascosto. Non sono uno psicologo, ma un uomo con le proprie fantasie e pochissimi tabù. Ho sempre parlato apertamente di sessualità con amiche e con mie partner. Due adulti consenzienti, nel loro ménage sessuale o amoroso, sono liberi di fare ciò che vogliono e nei ruoli che preferiscono, ripeto, se da entrambi voluto. In questo la chiesa che vorrebbe liberare da ogni pensiero “sporco” ha portato schiere di umani da psicologi e psichiatri. I tabù, il peccato rendono anormale quello che in una coppia, sia essa etero, gay o bisex, dovrebbe essere normale.

Quello di Piacenza è stato solo l’inizio di un percorso che intendi portare avanti a livello nazionale. Ti stai organizzando per l’8 marzo a Roma. Chi hai intenzione di coinvolgere?

A Roma Uomini per le Donne vedrà la collaborazione a Roma con l’associazione Padri in Movimento. Vogliamo andare oltre alla libertà di scegliere delle donne per estenderla anche alle madri, perchè i maschi separati non impugnino diritti sui figli a discapito delle ex solo per vendicarsi e andando ad arricchire uno stuolo di legali separatisti. Bisogna tutelare i minori da padri violenti. Madri e padri hanno il diritto di continuare ad essere tali anche dopo separazioni e divorzi, i figli non sono armi di ricatto, vanno cresciuti nell’amore e rispetto e salvaguardati da maschi orchi…e anche da madri streghe. Uomini per le Donne e Padri in Movimento abbracceranno vicendevolmente i propri messaggi a favore delle donne e dei loro diritti. Scendiamo in piazza contro violenti e maschi alfa, uomini contro maschi. Sarà importante esserci, come esseri umani, come due sessi della stessa specie, come alleati.

C’è una frase che mi ha colpito durante la nostra prima chiacchierata: “nella nostra società c’è mancanza di sentimento”.

Non vado in giro coi paraocchi. Se passa una donna piacente la guardo, se vestita in modo femminile ancora di più, ma non in modo morboso. Non ho mai fatto un apprezzamento volgare, mai suonato il clacson. Io credo nell’amore, penso che ci si innamori perchè è il momento, non c’è un perché. Ma il rispetto, quello sempre. Prima di tutto.

Prima di concludere questa lunga intervista, mi hai chiesto di poter fare una dedica.

Si, vorrei dedicare questa mia battaglia alle mie due bellissime pronipoti che hanno circa 3 anni. Mi auguro che crescendo si affacceranno ad un mondo più sicuro, assente da maschi prevaricatori e fatto da uomini di tanti colori e religioni.

(di Agatha Orrico)

Articolo pubblicato a pag.53 dell’inserto culturale di Lavoro&Salute di dicembre 2019

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Agatha

Giornalista free-lance Web Journalism Editor e Correttore bozze Collaborazione con rivista letteraria Storie - Roma Recensione dischi e Live per Magazine Shiver Un Fachiro al Cinema Magazine critica cinematografica Articoli viaggio per casa editrice Viaggi Milano

2 commenti

Giada · 4 Gennaio 2020 alle 19:49

Complimenti a Manrico, uomo coraggioso che non teme di portare avanti le sue idee. Grazie !!!

Alex · 5 Gennaio 2020 alle 12:18

Noi uomini dobbiamo dissociarci dai “maschi”, chi usa violenza sulle donne non è uomo. Bravo Maglia, mi associo.

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